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Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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02. Credo (5.12.2004)

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02. Credo (5.12.2004)
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Il Credo

Catechismo per adulti,
a cura di don Giancarlo Nasi.
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5 dicembre 2004, ore 16.30, Rio Saliceto.

Simbolo apostolico

(1) Io credo in Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra. (2) E in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, (3) il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, (4) patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; (5) discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; (6) salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente: (7) di là verrà a giudicare i vivi e i morti. (8) Credo nello Spirito Santo, (9) la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, (10) la remissione dei peccati, (11) la risurrezione della carne, (12) la vita eterna. Amen.

« La mia intenzione è di completare quello che avevamo cominciato l’altra volta, l’ultima domenica di ottobre, e di terminarla (spero bene, anzi).

L’articolo è “Credo in Dio Padre onnipotente creatore del cielo e della terra”. Al di là delle cose che abbiam già detto io leggo qui, perché è apparso il 14 di novembre un sunto della conferenza di Monsignor Caffarra (è l’Arcivescovo di Bologna) “Il Padre e la questione delle origini”. Vi leggo solo due trafiletti brevi che riportano il pensiero di Sant’Agostino e di Kierkegaard, perché loro non dicevano solo di credere in Dio, ma di credere in Dio “Padre onnipotente”.

Agostino dice: “Credo in Dio Padre onnipotente. Come di fa presto a dirlo, ma quanto è grande! Egli è Dio, egli è Padre; Dio per la potestà, Padre per la bontà. Come siamo felici di avere come padre il nostro Dio! Crediamo dunque in lui e tutto ci possiamo ripromettere dalla sua misericordia perché egli è Onnipotente: noi infatti crediamo in Dio Padre onnipotente”. Questa di Sant’Agostino è più semplice. Mi sembra più [profonda?] quella di Soren Kierkegaard, vissuto nella prima metà dell’ottocento, come voi sapete. Dice: “Soltanto l’onnipotenza può riprendere se stessa mentre si dona, e questo rapporto costituisce appunto l’indipendenza di colui che riceve. L’onnipotenza di Dio è perciò identica alla sua bontà. Perché la bontà è di donare completamente ma così che, nel riprendere se stessi in modo onnipotente, si rende indipendente colui che riceve”. E’ chiaro il pensiero?

Cioè, allora dico con parole molto più povere di quelle di Kierkegaard. Il fatto che è infinitamente buono ed è infinitamente potente fa sì che egli doni completamente quello che è ma, dato che è l’Essere, deve tenere per sé, non si può identificare, non può depauperizzarsi, diciamo così, e quindi tiene completamente per sé. Tenendo completamente per sé, praticamente quello che dona crea l’indipendenza di colui che è creato.

Cioè, non avviene così per noi. Se voi, ad esempio, quest’oggi, alle quattro e mezzo dovevate venire qui a questo sproloquio, e nello stesso tempo dovevate andare a trovare una vostra parente ammalata, supponiamo, voi o fate l’una cosa o fate l’altra, perché il “donarci” (donare il nostro tempo, le nostre energie, quello che siamo, quello che abbiamo) fa sì che ci depauperizziamo di qualche cosa, insomma, non c’è niente da fare: uno non può donare senza privare sé stesso di qualche cosa. Non è così per Iddio, perché Dio è l’Essere infinito e non può né crescere né diminuire; quindi Egli crea, e dà tutto sé stesso, senza perdersi, e quindi crea l’indipendenza assoluta dell’essere che ha creato. Che sia una pianta, un uomo, un topo... quello che è [...] (mi piace Kierkegaard).

Allora andiamo avanti. Andiamo avanti guardando l’approccio a Dio nel contesto delle scienze naturali. Io ho scritto alcune cose qui.

Primo. L’universo, specialmente in cosmologia tradisce un’ingegneria perfetta, un’ingegneria che esalta, stupisce gli stessi scienziati. Tutto è stato creato... tutto si mostra perfettamente, non possono dire “è stato creato” perché quello non dipende da loro né dal loro tipo di conoscenza, ... però tradisce questa ingegneria perfetta. Anzi, tutto, all’inizio, sembra preordinato – dicono gli scienziati – a creare una nicchia chimica per la biologia umana; cioè sembra che tutto l’universo si sia dato convegno per creare questa possibilità: che nascesse, a un certo punto, l’uomo. Tutte le trasformazioni... chimiche, che sono avvenute nell’universo, sembra che tendano a questo.

L’“io” umano... un’altra cosa che notano gli scienziati, a cui forse ho già accennato ancora (l’altra volta, adesso non mi ricordo) è che l’“io” umano è irriducibile al controllo scientifico. Cioè, fanno molti esperimenti, ad esempio, sui topi, no? Gli esperimenti sui topi sono cosiffatti: che quando creano le stesse condizioni il topo, uno, due, tre, dieci, venti, cento... si comporta sempre allo stesso modo. Non è così nell’uomo. L’uomo, pur mettendolo nelle stesse condizioni, ha reazioni diverse il che vuol dire che esiste in lui la libertà, che esiste in lui l’indipendenza dal corpo come tale, perché, appunto, agisce in modo diverso, anche con identiche situazioni.

La scienza – un’altra cosa – la scienza non è e non dà una conoscenza dell’intero. Cioè la scienza si ferma all’inizio dell’universo. Ormai gli stessi scienziati sono d’accordo che l’universo ha avuto un inizio. Che ha avuto un inizio perché è nato da qualcos’altro che esisteva prima o che ha avuto un inizio perché ha avuto un inizio dal nulla, questo non lo possono dire però ha avuto un inizio. L’attuale universo ha avuto un inizio, e stanno per stabilire la data di nascita dell’universo. Quindi la scienza non abbraccia tutto l’intero, abbraccia quello che si può sperimentare; il resto, tutto il resto non può dire nulla.

Un’altra cosa molto importante è questa: la evoluzione. L’evoluzione... intanto gli scienziati hanno notato che questa evoluzione è anche stata un’evoluzione fisica, non soltanto chimica o riguardante gli esseri viventi, quindi la materia organica, diciamo così, ma anche la materia inorganica, la fisica stessa, il mondo si è evoluto, e si evolve continuamente. Un’altra cosa che possiamo guardare a riguardo dell’evoluzione – mi fermerò quasi esclusivamente sull’evoluzione, a momenti, eh? – è che è difficile non trovare che ci sia una finalità o, se volete, una finalizzazione nell’evoluzione, per cui sembra proprio che ci sia una mente dirigente, una mente che ha preordinato il tutto.



 

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