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Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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02. Credo (5.12.2004)

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02. Credo (5.12.2004)
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Il Credo

Catechismo per adulti,
a cura di don Giancarlo Nasi.
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5 dicembre 2004, ore 16.30, Rio Saliceto.

Simbolo apostolico

(1) Io credo in Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra. (2) E in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, (3) il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, (4) patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; (5) discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; (6) salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente: (7) di là verrà a giudicare i vivi e i morti. (8) Credo nello Spirito Santo, (9) la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, (10) la remissione dei peccati, (11) la risurrezione della carne, (12) la vita eterna. Amen.

« La mia intenzione è di completare quello che avevamo cominciato l’altra volta, l’ultima domenica di ottobre, e di terminarla (spero bene, anzi).

L’articolo è “Credo in Dio Padre onnipotente creatore del cielo e della terra”. Al di là delle cose che abbiam già detto io leggo qui, perché è apparso il 14 di novembre un sunto della conferenza di Monsignor Caffarra (è l’Arcivescovo di Bologna) “Il Padre e la questione delle origini”. Vi leggo solo due trafiletti brevi che riportano il pensiero di Sant’Agostino e di Kierkegaard, perché loro non dicevano solo di credere in Dio, ma di credere in Dio “Padre onnipotente”.

Agostino dice: “Credo in Dio Padre onnipotente. Come di fa presto a dirlo, ma quanto è grande! Egli è Dio, egli è Padre; Dio per la potestà, Padre per la bontà. Come siamo felici di avere come padre il nostro Dio! Crediamo dunque in lui e tutto ci possiamo ripromettere dalla sua misericordia perché egli è Onnipotente: noi infatti crediamo in Dio Padre onnipotente”. Questa di Sant’Agostino è più semplice. Mi sembra più [profonda?] quella di Soren Kierkegaard, vissuto nella prima metà dell’ottocento, come voi sapete. Dice: “Soltanto l’onnipotenza può riprendere se stessa mentre si dona, e questo rapporto costituisce appunto l’indipendenza di colui che riceve. L’onnipotenza di Dio è perciò identica alla sua bontà. Perché la bontà è di donare completamente ma così che, nel riprendere se stessi in modo onnipotente, si rende indipendente colui che riceve”. E’ chiaro il pensiero?

Cioè, allora dico con parole molto più povere di quelle di Kierkegaard. Il fatto che è infinitamente buono ed è infinitamente potente fa sì che egli doni completamente quello che è ma, dato che è l’Essere, deve tenere per sé, non si può identificare, non può depauperizzarsi, diciamo così, e quindi tiene completamente per sé. Tenendo completamente per sé, praticamente quello che dona crea l’indipendenza di colui che è creato.

Cioè, non avviene così per noi. Se voi, ad esempio, quest’oggi, alle quattro e mezzo dovevate venire qui a questo sproloquio, e nello stesso tempo dovevate andare a trovare una vostra parente ammalata, supponiamo, voi o fate l’una cosa o fate l’altra, perché il “donarci” (donare il nostro tempo, le nostre energie, quello che siamo, quello che abbiamo) fa sì che ci depauperizziamo di qualche cosa, insomma, non c’è niente da fare: uno non può donare senza privare sé stesso di qualche cosa. Non è così per Iddio, perché Dio è l’Essere infinito e non può né crescere né diminuire; quindi Egli crea, e dà tutto sé stesso, senza perdersi, e quindi crea l’indipendenza assoluta dell’essere che ha creato. Che sia una pianta, un uomo, un topo... quello che è [...] (mi piace Kierkegaard).

Allora andiamo avanti. Andiamo avanti guardando l’approccio a Dio nel contesto delle scienze naturali. Io ho scritto alcune cose qui.

Primo. L’universo, specialmente in cosmologia tradisce un’ingegneria perfetta, un’ingegneria che esalta, stupisce gli stessi scienziati. Tutto è stato creato... tutto si mostra perfettamente, non possono dire “è stato creato” perché quello non dipende da loro né dal loro tipo di conoscenza, ... però tradisce questa ingegneria perfetta. Anzi, tutto, all’inizio, sembra preordinato dicono gli scienziati a creare una nicchia chimica per la biologia umana; cioè sembra che tutto l’universo si sia dato convegno per creare questa possibilità: che nascesse, a un certo punto, l’uomo. Tutte le trasformazioni... chimiche, che sono avvenute nell’universo, sembra che tendano a questo.

L’“io” umano... un’altra cosa che notano gli scienziati, a cui forse ho già accennato ancora (l’altra volta, adesso non mi ricordo) è che l’“io” umano è irriducibile al controllo scientifico. Cioè, fanno molti esperimenti, ad esempio, sui topi, no? Gli esperimenti sui topi sono cosiffatti: che quando creano le stesse condizioni il topo, uno, due, tre, dieci, venti, cento... si comporta sempre allo stesso modo. Non è così nell’uomo. L’uomo, pur mettendolo nelle stesse condizioni, ha reazioni diverse il che vuol dire che esiste in lui la libertà, che esiste in lui l’indipendenza dal corpo come tale, perché, appunto, agisce in modo diverso, anche con identiche situazioni.

La scienza un’altra cosa la scienza non è e non dà una conoscenza dell’intero. Cioè la scienza si ferma all’inizio dell’universo. Ormai gli stessi scienziati sono d’accordo che l’universo ha avuto un inizio. Che ha avuto un inizio perché è nato da qualcos’altro che esisteva prima o che ha avuto un inizio perché ha avuto un inizio dal nulla, questo non lo possono dire però ha avuto un inizio. L’attuale universo ha avuto un inizio, e stanno per stabilire la data di nascita dell’universo. Quindi la scienza non abbraccia tutto l’intero, abbraccia quello che si può sperimentare; il resto, tutto il resto non può dire nulla.

Un’altra cosa molto importante è questa: la evoluzione. L’evoluzione... intanto gli scienziati hanno notato che questa evoluzione è anche stata un’evoluzione fisica, non soltanto chimica o riguardante gli esseri viventi, quindi la materia organica, diciamo così, ma anche la materia inorganica, la fisica stessa, il mondo si è evoluto, e si evolve continuamente. Un’altra cosa che possiamo guardare a riguardo dell’evoluzione mi fermerò quasi esclusivamente sull’evoluzione, a momenti, eh? è che è difficile non trovare che ci sia una finalità o, se volete, una finalizzazione nell’evoluzione, per cui sembra proprio che ci sia una mente dirigente, una mente che ha preordinato il tutto.


E’ difficile, poi, nell’evoluzione... per quanto riguarda l’evoluzione, voi sapete che ormai è più che una teoria, è qualcosa cui aderiscono tutti, o quasi tutti, credenti e non credenti, insomma, va bene? Quindi anche noi aderiamo in genere, è vero, alla teoria della evoluzione (faccio però presente che non è una cosa certissima, ancora, perché ci sono dei salti di milioni di anni, e milioni di anni non sono una bazzeccola, no? Quindi... non diamo per certissimo tutto quello che non è certo) è difficile, poi, nella evoluzione... come dire... accettare certi salti, ad esempio dalla nonvita alla vita. Voi sapete che anche oggi riescono a produrre, vero, sementi... grani... eh? uguali a quelli naturali; cioè li... fabbricano... seminati non germinano, manca loro la vita; è difficile ammettere il salto anche tra la vita vegetale e quella animale, ad esempio; e tra quella animale e l’uomo. Per cui rimangono molti punti oscuri ancora nella teoria dell’evoluzione.

Ma la prima cosa che volevo mettere in chiaro è la differenza tra “evoluzione” ed “evoluzionismo”. E’ chiara a voi questa distinzione? No, non è chiara. E’ chiara? Allora, evoluzione vuole dire la teoria che... (teoria: un fatto più che teoria!) un fatto che un essere vivente, ad esempio, cambia secondo le situazioni in cui si trova a vivere e, per le necessità della sua vita, pian piano, vero, acquisisce nei lunghi tempi, vero, anche delle facoltà che prima non aveva, o specializza queste facoltà. L’evoluzionismo, come tutte le parole che finiscono in “ismo”, è, invece, una teoria. E’ una teoria che stabilisce che tutto è nato e si evolve attraverso, appunto, l’evoluzione; cioè crede che l’evoluzione sia alla base di tutto.

E sotto questo aspetto, appunto, c’è stata lotta (parecchia, direi) tra il “creazionismo” e l’“evoluzionismo”. Il creazionismo era quello che ammetteva un Dio creatore da cui derivava il tutto. Delle volte, almeno all’inizio, è vero, quando son cominciate queste discussioni nella seconda metà dell’ottocento, i creazionisti ammettevano che tutte anche le singole specie derivavano da Dio, perché nella bibbia dice... “produca ogni genere di specie, ogni genere di pianta, secondo la loro specie... ogni genere di animali, secondo la loro specie...”, quindi ogni specie era voluta da Dio direttamente. Poi, pian piano, si è accettato che forse una certa evoluzione c’è stata, però si ammette che ci sia un Dio creatore. L’evoluzionismo, invece, è quello che predica tutto è nato per evoluzione. Evoluzione, poi, da che cosa? Dal nulla...? E’ un po’ difficile ammetterlo, è vero? Ecco.

Io volevo rileggere a voi, perché mi sembrava di aver sintetizzato abbastanza bene, alcune note che io scrissi per quella... conferenza (chiamiamola così), o meditazione, che feci sul... “Riconoscere la vita: responsabilità di ogni uomo”, nella stazione quaresimale a San Martino in Rio il 5 marzo di quest’anno (non so se voi c’eravate...). Alcune note vorrei rileggerle perché mi sembra che fossi riuscito a sintetizzare, a scriverle in modo abbastanza convincente.

“Anzitutto la Vita non è la continuazione, e quindi la conseguenza casuale delle reazioni chimiche della materia:” ripeto qui delle idee cristiane “la vita è un UNUM’, una unità formidabile e inspiegabile. Pensate che il corpo umano è un organismo di circa 100.000 miliardi di cellule; e ogni cellula, già di per sé come una piccola industria completamente automatizzata,” ogni cellula “concorre al bene di tutto l’organismo.” quindi c’è un’unità formidabile! “Noi uomini, pochissimi miliardi di persone, non riusciamo ad andare d’accordo. Pensate che meraviglia l’unione di 100.000 miliardi di cellule!” che costituiscono un’unità formidabile.

Lasciamo il numero della finalizzazione che abbiamo già letto l’altra volta. Invece: “C’è poi nei viventi la ‘CAPACITA’ DI RIPRODURSI’. E’ un’altra delle meraviglie della vita naturale. E’ tale la voglia di crescere del corpo umano nel grembo materno, che, se le sue cellule continuassero a riprodursi, sezionarsi, specificarsi come nel tempo della gestazione, a 20 anni il corpo avrebbe un volume pari a un miliardo di volte la massa del sole. Veniva riportato da Il Giornale’ del 23 febbraio 2004, un pensiero di Laurence Moore: Dopo 150 anni” scriveva Moore “dopo 150 anni di scienza e di Darwin, dopo che l’uomo è riuscito a ricreare la vita in laboratorio, dopo una rivoluzione sessuale e una generazione cresciuta senza preghiere scolastiche, 9 americani su 10 credono ancora in Dio’. E aggiungeva sconsolato: Pensate che il 70% della popolazione è ancora convinto che Gesù sia il Figlio di Dio’. E’ una cosa grave, seria e preoccupante! Ma cosa volete aver creato voi? Voi avete preso quello che già esisteva: l’avete vivisezionato, diviso, manipolato, clonato, fotocopiato, e, magari dimenticando il fine voluto dalla natura, avete però dovuto seguire le leggi e le energie che la regolano per ottenere i fini da voi desiderati. Io sono certo che la Genetica porterà molti vantaggi per la salute umana. Ma non tutte le manipolazioni genetiche sono lecite: solo quelle che rispetteranno le finalità della natura, che Dio ha creato, non noi.”. Dio ha creato. Noi siam capaci di fotocopiare, di clonare...

“Andiamo avanti! Nella vita sulla terra appare a un certo punto la ‘SENSITIVITA’’. Gli esseri viventi sono resi capaci di percepire, di vedere, di gustare la natura, il mondo fuori di loro: hanno un’anima, per questo sono chiamati animali’. Sono strutturati in modo da procurarsi il cibo, da innamorarsi, da prestare attenzione, affetto” io ho scritto qui “educazione”, sarebbe più giusto dire addestramento “ai loro piccoli. Non essi hanno inventato queste strutture e se le hanno date, ma la natura... o l’Intelligenza che presiede la natura. Il ragno, ad esempio, tesse la sua tela, seguendo un logaritmo perfetto, con un filo di plastica sottilissimo ed elastico, che l’uomo ancora non riesce a produrre. Ma neppure il ragno ha organizzato la produzione e la commercializzazione di tale filo, bensì lo secerne dalle sue glandole. E se l’uomo domani vorrà essere in grado di produrre un filo uguale, dovrà studiare bene le ragnatele. Solo Dio crea; l’uomo, sfruttando le leggi e le forze della natura, è solo capace di copiare.”. Fino qui ci siamo? Eh?

Aggiungiamo, sempre sulla sensitività: “Vi ricordo anche che ogni essere vivente ha uno scopo intrinseco, ed uno estrinseco. Quello intrinseco riguarda la capacità di provvedere alla propria vita individuale e di essere attrezzato per la riproduzione della vita della propria specie. Quello estrinseco è di provvedere al bene della natura tutta, presa globalmente: ad es. un pesco, attraverso le radici, la fotosintesi, le foglie eccetera, provvede a svilupparsi come pianta e a produrre semi per la riproduzione della sua specie, ma attorno al seme produce un frutto così succoso e gustoso, che serve anche a uomini, insetti, uccelli, eccetera. La mirabile complementarietà tra il Regno vegetale e il regno animale la dice lunga al riguardo.” che c’è questo fine, anche, estrinseco: del bene della natura tutta “Ora i viventi inferiori servono a quelli superiori; anche gli altri animali debbono servire all’uomo. Indubbiamente noi, come inquiniamo aria, acqua e terra, così commettiamo molti abusi verso gli animali (vivisezione, giardini zoologici, modi scriteriati di cacciagione, eccetera). Dobbiamo però ribadire che l’uomo ha pure bisogno, ad esempio, di proteine e di grassi animali. Cioè, come in quasi tutte le attività umane, c’è abuso e uso.”, c’è un equilibrio da raggiungere, eh? Oh, ci siamo anche qui? Siete d’accordo?

“Finalmente appare nella vita sulla terra l’AUTOCOSCIENZA’, cioè la capacità di conoscersi e di agire liberamente. L’animale bruto vive, ma non sa di vivere; muore, rifugge istintivamente ciò che minaccia la sua vita, ma non sa di morire; soffre, ma della sua sofferenza non si fa problema. L’uomo invece sì, perché ha un’anima spirituale; ha un’anima cioè che vive nel corpo, è fortemente condizionata dal corpo, ma non dipende dal corpo nelle sue attività specifiche, che sono il pensare e lo scegliere liberamente (come dimostrato in chi dona liberamente” sottolineo questo “liberamente”, eh? “in chi dona liberamente la vita per un ideale, perché in quel momento egli va totalmente contro al suo corpo e alla sua animalità).”. Cioè, se uno viene ucciso a tradimento, perché... è un partigiano e io sono un tedesco e... allora lo uccido, quello lì non è che muoia liberamente, ma se uno offre liberamente la sua vita per un ideale (supponiamo San Massimiliano Maria Kolbe che offre la vita al posto di un altro, questo, in quel momento... San Massimiliano, in quel momento, andava contro all’istinto maggiore che noi abbiamo, che è quello della conservazione della nostra vita individuale. Quindi andava contro i suoi nervi, il suo istinto, il suo sangue... andava contro a tutto: non dipendeva in quel momento dal corpo, anche se viveva nel corpo).


Arrivati a questo punto, io ho messo: “Sgombriamo subito il terreno da dubbi e obbiezioni” che si sentono facilmente. Ad esempio: Beh, e l’uomo di Neanderthal e gli altri uomini, o ominidi perlomeno, che sono vissuti prima di noi, prima dell’homo sapiens, prima di noi?... E se su altri mondi trovano degli esseri intelligenti, degli animali intelligenti (come siamo noi, o magari anche più intelligenti), cosa succede? Non succede niente! Io dico: non succede niente! “Sgombriamo subito il terreno da dubbi e obbiezioni: quel Dio che, in un certo...” io la penso così, adesso ve la dico come la penso io, poi guardiamo “quel Dio che, in un certo momento della storia, ha unito a Sé personalmente un individuo umano, Gesù di Nazareth, tanto che in Lui viveva ed operava una Persona divina e non umana, non avrebbe potuto prendere una coppia di subumani, infondervi un’anima spirituale e farne i progenitori della attuale razza umana? A Dio nulla è impossibile! Altre forme di vita umana, prima della attuale razza o su altri pianeti, a noi non interessano: di loro si sarà interessato e si interesserà il SignoreDio, il quale è in grado di provvedere uno scopo adeguato a esseri pensanti e liberi.” (ag penserà Domine Dio! Non ci dobbiamo mica pensare noi! ...?). Però il ragionamento lo condividete? Oh, perché non è mica un dogma di fede questo qua! Questo qui è un pensiero che ho messo io.

Cioè, è possibile che a esseri subumani supponiamo scimpanzé, gorilla, che so io, vero... una coppia abbia infuso un’anima spirituale, perché nell’uomo abbiam già visto c’è un’anima spirituale. Abbia infuso un’anima spirituale, e ne ha fatti i progenitori dell’attuale razza umana. Non ha poche difficoltà questo, cioè: solo da quella coppia deriverebbe tutto il genere umano attuale, e nessun’altra coppia di animali inferiori si sarebbe evoluta in esseri umani. Ma che nessun’altra coppia si sia evoluta in esseri umani lo si vede, insomma: son rimasti scimmie, scimpanzé, eccetera... Difficile è ammettere che da un’unica coppia sia derivato tutto il genere umano attuale. Però, io dico: a Dio non era impossibile.

“Questa proclamazione della...” vado avanti poi dopo, eventualmente, se avete cose da dire poi le dite “questa proclamazione della spiritualità dell’anima umana non vuole essere denigrazione del corpo umano, che si rivela sempre più come lo strumento adatto (più o meno atto, più o meno efficiente) per un’anima spirituale, come il gesso serve a me per scrivere sulla lavagna, ma non è responsabile di ciò che scrivo. E come il gesso si consuma mentre io scrivo, così c’è una attività cerebrale anche quando penso o scelgo liberamente”. Cioè, il nostro cervello è sempre in attività: qualsiasi cosa noi facciamo, vero (quindi anche quando pensiamo), il cervello secerne un certo liquido, eccetera, eh? (cioè, c’è da sperare almeno che la gente, quando pensa, pensi anche col cervello, va bene?).

Mi ricordo che in una visita ai musei di Reggio, i musei che ci sono lì vicino a San Francesco, i musei civici, no? (c’è anche il museo... biologico, non so come si chiami, è vero... “Lazzaro Spallanzani”) Il direttore del museo ci spiegava, guardando il cervello: “Ecco, vedete? Di lì esce il pensiero umano, quella lì è una glandola [...] che secerne il pensiero umano”. Beh, “secerne”, quando l’uomo pensa secernerà qualche cosa, però non è il pensiero, eh? Cioè, noi abbiamo il corpo come strumento. Certamente nel corpo lo strumento principale è il sistema nervoso. Il sistema nervoso, in modo particolare il sistema cerebrospinale, però, insomma... certamente... direi quasi il sistema nervoso è il tradeunion tra il corpo e lo spirito, per così dire, però stiamo attenti perché c’è questa tendenza, da parte di certe correnti materialistiche, anche di scienziati, di ridurre tutto a attività cerebrale. Uno dei punti su cui ha insistito il cardinal Ruini, l’altra sera, al convegno in occasione del 50 di sacerdozio suo, al teatro “Valli” di Reggio, e su cui insiste adesso, vero (c’è un convegno a Roma), proprio per affrontare il problema culturale. Il problema culturale, e uno dei problemi che devono affrontare è questo: stiamo attenti a non ridurre tutto ad attività cerebrale e, comunque, biochimica e basta.

Bene, poi mi direte se voi avrete da fare obiezioni [...]

(un presente n.d.r.) Quindi allora una persona che non pensa può avere l’anima lo stesso, insomma... anche se non ha capacità di pensare...

(risposta n.d.r.) ... Anche perché sembra pacifico che anche quelli che sembra che non pensino (no? Certi handicap gravi) soprattutto non riescano ad esprimere sé stessi, manca il mezzo di espressione del proprio animo, più che mancare l’anima, comunque l’animo c’è (l’animo spirituale), eh? Certo che, per coltivare questo animo, è necessario che noi ci arriviamo attraverso i sensi, le esperienze dei sensi... è attraverso questi che normalmente noi ci formiamo le idee e cominciamo a ragionare, a giudicare, a pensare, eccetera, eh? Indubbiamente.

(riprende: n.d.r.) Però, dal punto di vista dell’anima, l’uomo si distingue dall’animale; e questo è così perché lo dice la rivelazione o è così perché l’uomo produce pensiero e quindi è libero di decidere (usa l’arbitrio) mentre gli animali non possono fare questo? Cioè, voglio dire, è il pensiero che ci distingue dagli animali, è il libero arbitrio, oppure noi abbiamo l’anima, e quindi siamo diversi dagli animali, e questo ce lo ha detto Dio, ed è così perché è scritto nella rivelazione (Dio creò Adamo ed Eva... eccetera)?

(risposta n.d.r.) Come oggetto di fede è un dato della rivelazione, cioè, in quanto noi lo crediamo lo crediamo per fede, però è un dato che si può provare anche filosoficamente, insomma, ecco, quindi anche con la semplice ragione umana noi riusciamo a capire che l’uomo, proprio perché pensa e sceglie liberamente è indipendente dal corpo. Spirituale, infatti, vuol dire quello: che non dipende dal corpo. Questo ce lo dice già la filosofia. Del resto i grandi filosofi greci, che sono i maestri del pensiero di tutti i tempi, insomma (Socrate, Platone, Aristotele sono i grandi maestri), avevano provato la spiritualità dell’animo umano, eh?

Avevano parlato anche di immortalità, ma, ecco, sull’immortalità che è una conseguenza, se volete, della spiritualità però io non ci giocherei neanche quel capello caduto lì, se non fosse venuto Gesù Cristo ad assicurarci che l’anima nostra è immortale e siamo destinati al paradiso e alla vita eterna, capisci? Ecco. Cioè, se dovessimo andare solo a base di ragionamenti, potrebbe anche annullarsi, annichilirsi, l’animo umano... ve bene... come ha cominciato ad esistere, cessare anche di esistere. Trovo questo, insomma: in quanto è semplice, di per sé, non è sottoposta a decomposizione, come, invece, è soggetto il corpo, eh? Questo sì.

Ci veniamo sopra anche qui perché è un punto, per me, tra i più difficili [...] la spiritualità dell’animo umano. Verità della nostra fede da salvaguardare accettando l’evoluzione, la teoria dell’evoluzione. Ci sono varie verità, io ne ho scritte otto, può darsi che siano anche di più, comunque...

Primo. Dio è assolutamente distinto dal mondo. Cioè, nonostante l’evoluzione non dobbiamo arrivare a pensare che Dio che è l’Essere si identifichi con la natura materiale, va bene? Dio è distinto dal mondo.

Secondo. L’evoluzione è voluta da Dio, che conduce tutto al suo fine. Cioè, l’evoluzione non è qualcosa che viene a caso, o per delle cause seconde... che fanno così che si evolva in questo modo o in quest’altro (certo, le cause seconde ci sono, ma tutto è voluto da Dio che ha portato tutto al suo fine, in modo particolare alla creazione, all’apparizione dell’uomo sulla terra), va bene?

Terzo. Nulla, nell’evoluzione, è indipendente dalla volontà di Dio. Nulla, perché Dio regge tutto [...].

Quarto. Tutto è in funzione della vita, e della vita intelligente (proprio come scopo).

Quinto. Il monogenismo. Ecco, a riguardo del monogenismo... monogenismo vuol dire che la razza umana deriva tutta dalla stessa coppia. Intendiamoci: se guardassimo solo la Genesi, la Genesi parla di Adamo ed Eva e ne parla come due persone, singole, tant’è che dice che si accoppiano... da loro nasce un figlio... eccetera, ne parla come di persone singole, ed è sempre stato pensato così, però dato che “Adam” vuol dire uomo, ultimamente anche vari teologi pensano che sia l’uomo che ha peccato, è l’umanità che pecca in questo modo. Ora, questo in parte è vero, cioè: si chiama peccato originale quello di Adamo ed Eva perché è all’origine anche dei nostri peccati. Se voi ci pensate anche i nostri peccati sono sempre una ribellione a Dio, un volere mettere al centro noi stessi e non Dio, un volere decidere noi stessi quello che dobbiamo vare, gestire la nostra libertà come intendiamo, no? E’ sempre, in qualche modo, all’origine dei nostri peccati, quindi si potrebbe anche intendere così.

Però chi ci parla di Adamo come persona singola è soprattutto San Paolo. San Paolo, nella lettera ai Romani, dice, ad esempio (leggo alcuni versetti): “Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato. ... Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini. E non è accaduto per il dono di grazia come per il peccato di uno solo: il giudizio partì da un solo atto per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. Similmente, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti”.

E’ difficile non andare contro a queste frasi di San Paolo, è vero, che dice: uno solo è caduto, quindi tutti siam caduti... uno solo ha peccato, quindi tutti abbiam peccato... uno solo ha meritato la morte, quindi tutti moriamo... uno solo ha disobbedito, quindi tutti siamo diventati disubbidienti... No, dico... bisogna stracciare questa pagina per non ammettere che si tratti di uno che ha dato origine al peccato ancora prima del genere umano. Allora, ecco, monogenismo, noi crediamo che da un’unica coppia è nato tutto il genere umano. Questa è una di quelle verità che dobbiamo salvaguardare.

I nostri genitori l’abbiamo detto anche adesso i nostri due genitori hanno conosciuto una prova e una caduta morale che ha modificato il loro rapporto con Dio e con il creato, anche con il creato. State attenti a cosa dice, poco più avanti, San Paolo sempre nella lettera ai Romani: “La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa e nutre la speranza” naturalmente dà una personalità alla natura tutta, insomma “di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio”. Quindi anche la natura è stata, in qualche modo, condannata per il peccato dell’uomo e l’uomo... si trova in una situazione diversa, nei riguardi della natura, di quello che non era nei disegni di Dio originali.


Ogni essere... ecco, questo è uno di quei punti che mi fa più dubitare (vi confesso che... voi vi confessate spesso, no?, dal prete; adesso permettete che una volta tanto sia il prete che si confessi a voi), è uno di quei punti che mi fa più dubitare della spiritualità dell’animo umano ogni essere umano che viene alla vita è voluto in modo personale da Dio. Cioè noi crediamo (è una delle verità di fede) che l’anima di ogni uomo è infusa direttamente da Dio. E’ infusa direttamente da Dio. Quindi non viene dai genitori (l’anima), ma viene infusa direttamente da Dio. Oh, questo non vuol dire che gli angeli hanno dei computer, là, e guardano... “oh, invia un’anima là, eccetera..., là...” no. Cioè, senz’altro è nel pensiero di Domine Dio che, quando si forma un corpo umano, sia pure la prima cellula vivente no? l’ovulo fecondato, va bene?, lì sia infusa un’anima umana, un’anima spirituale, va bene? E’ logica. Però è una di quelle cose che, se ci pensate un po’, eh... non è proprio così chiara, insomma, perché negli altri animali assieme al corpo viene data anche la vita; allora qui che vita viene data?

Ecco, voi capite, perché Aristotele diceva che l’anima viene infusa in un corpo ottanta giorni dopo il concepimento; e San Tommaso d’Aquino ha accorciato i tempi, però ha detto quaranta giorni dopo. Capite perché delle volte si rifanno a certi grandi filosofi anche gli scienziati che vogliono... “ma, l’embrione... bisogna vedere... fino a quindici giorni non è ancora proprio un uomo, eccetera, eccetera...”, perché, indubbiamente, anche nel passato, c’era stato chi aveva pensato questo. La chiesa ha stabilito che nell’atto del concepimento l’anima spirituale viene infusa.

Tutta la evoluzione trova, poi, il suo apice e la sua spiegazione ultima nel mistero del Verbo incarnato. Io vi ricordo quello che dice San Paolo all’inizio della lettera agli Efesini: “Tutto è stato ricapitolato in Cristo...” (adesso trovo la lettera agli Efesini eh? perché la voglio leggere così come l’ha scritta San Paolo, non voglio raccontarvi delle storie...) “poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra”. Cioè, allora il fine ultimo, possiamo dire, dell’evoluzione non è neanche tanto l’uomo come [tale?], ma l’uomo Dio, il Dio incarnato, e la nuova creazione che si sarebbe realizzata in Cristo Gesù.

Nuova creazione. Sì, perché San Paolo, ad esempio, nella seconda ai Corinzi, dice: “quindi, se uno è in Cristo è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove”. E, del resto, parlando della risurrezione, voi sapete dice: “si semina un corpo animale e risorge spirituale, un corpo corruttibile e risorge incorruttibile, un corpo mortale e risorge immortale, un corpo debole e risorge forte... glorioso... ” eccetera, cioè è una creazione nuova verso la quale noi camminiamo e della quale siamo certi nella fede, nella fede alla parola di Dio. Questa è solo fede, questa è solo fede.

E arrivati a questo punto io mi taccio, poi voi, se avete cose da dire, da chiedere, da aggiungere fatelo con tutta libertà. Se mi chiedete spero di riuscire a rispondere, se invece sono solo riflessioni vostre, allora fate pure con molta libertà.

O ragàs, aiòm fàt... solo... e fatto in qualche modo, perché se l’avessimo dovuto sviscerare ne avevamo fino a quest’estate il primo articolo del Credo: “Io credo in Dio Padre onnipotente creatore del cielo e della terra”. Si potrebbe dire che per noi, appunto, che oltre la creazione visibile c’è anche quella invisibile, quindi l’esistenza degli angeli, ma eventualmente ci veniamo sopra in un altro momento.

(un presente n.d.r.) A me lascia una certa perplessità il concetto di un essere monogenico (...? ho detto bene?, Monogenismo?), questa cosa un po’ mi lascia perplesso perché... mi domando se San Paolo, quando ha scritto quella lettera dove sono citati, appunto, varie volte “Adamo... uomo solo... ”, eccetera..., se avesse saputo della teoria dell’evoluzione e avesse avuto strumenti, come poi abbiamo noi adesso, nella società tecnologica, mi domando se avrebbe fatto la lettera tale e quale (forse è un pensiero un po’ eretico), o se non avrebbe...

(don Giancarlo n.d.r.) no, soprattutto fuori dalla realtà...

(riprende n.d.r.) ... sì, è un pensiero fantastico, una supposizione. Perché pensare che siamo tutti quanti figli di Adamo... nel senso fisico è un’idea un po’ dura da accettare, mentre è meno duro pensare che pian pianino l’uomo si è evoluto, la specie si è evoluta, e Adamo rappresenta simbolicamente questa evoluzione dell’animale in un uomo, ma non inteso in un uomo singolo ma in un uomo essereumano o genereumano. Ecco, questa cosa qua mi lascia un po’...

(don Giancarlo n.d.r.) Ecco perché io ho detto dell’intervento divino che infonde un’anima spirituale in una coppia una coppia perché sono due: Adamo ed Eva una coppia di subumani, perché sennò è difficile... Però, se tu accetti che l’uomo, a qualsiasi stadio, cinquantamila anni fa, adesso o fra diecimila anni, è comunque identico a sé stesso, cioè si distingue perché ha un’anima spirituale, pensante e libera, allora almeno a me non fa più molta obiezione quel fatto lì, perché, appunto, è necessario l’intervento divino. Se è necessario l’intervento divino, l’intervento divino Dio l’ha fatto per quella coppia e non l’ha fatto per altre coppie le quali si saranno evolute in altro modo, insomma, senza per questo diventare uomini; perché per diventare uomini ci vuole l’anima spirituale. Cioè potresti trovare un essere, un animale faccio per dire, facciamo un caso estremo che fisicamente è tutto uguale all’uomo, però non è uomo, quindi non ha un’anima spirituale.

(riprende n.d.r.) Neanche se fosse in grado di pensare?

(don Giancarlo n.d.r.) No, se è in grado di pensare, sì: allora è già un uomo. Io... è quello che pensavo delle volte anche... dentro di me, eh? Tutti pensieri miei, in questo non c’entra la rivelazione divina a riguardo della clonazione dell’uomo. Mah, dico, non vorrei che creassero dei mostri, soltanto. Eh? Nel senso che poi non sono capaci di pensare e di scegliere liberamente.

[...]

(un presente n.d.r.) Padre, mi spiega meglio il primo punto di quegli otto punti che ha detto prima... Dio è staccato dalle cose terrene. Non ho ben capito...

(don Giancarlo n.d.r.) Sì, ne abbiamo parlato un po’ l’altra volta, non so se lei c’era. Cioè, Dio (io adesso lo spiego come riesco, naturalmente), Dio è Colui dal quale noi deriviamo, no? Nello stesso tempo non possiamo identificarlo con l’essere, con ogni essere. Quindi in ogni essere, in qualche modo, c’è Dio ma non si identifica con nessuno. La chiesa condanna sia il panteismo che l’ateismo, naturalmente. Ma anche il panteismo. Il panteismo è quello che dice che Dio si identifica con la natura, cioè Dio è la natura che si evolve, basta.

Invece mi piace quella distinzione che io ho letto in qualche teologo, cioè (ecco, questo lo dissi credo l’altra volta), cioè: tra noi è Dio c’è una differenza reale; tra Dio è noi c’è una differenza di ragione, e mi spiego. Io dicevo l’altra volta non so... tengo la Juventus; ho la pancreatite; ho mal di schiena; ho avuto sempre il desiderio di fare il prete fin da piccolo... sono tutte cose che fanno parte di me, queste, no? Eh? Però, se avessero una personalità, il mio mal di schiena può dire: “Io sono Giancarlo Nasi”? O il mio desiderio di fare il prete può dire: “Io sono Giancarlo Nasi”? O la mia passione per la Juventus può dire: “Io sono Giancarlo Nasi”? No. C’è una distinzione reale tra quello che fa parte di me e la mia persona. La distinzione non sarebbe reale, invece, vista da parte di Dio, perché in Lui “esistiamo, viviamo e ci muoviamo”, dice San Paolo.

Quindi... Lui... dovunque c’è essere c’è Dio, in qualche modo. Potremmo dire è più presente in noi, ad esempio, che in quelle sedie lì, no? Perché noi siamo degli esseri pensanti e liberi; vivi, pensanti e liberi, quelle non sono neanche vive, quindi Dio è più presente qui. E tanto più uno è in grazia di Dio, è buono, vive nell’amore... tanto più è in Dio e Dio è in lui, perché Dio è amore. Però anche l’uomo che ama... che più di così non si può (figuriamo: Madre Teresa di Calcutta) non potrà mai dire: “Io sono Dio”. Non può dirlo: non si identifica con Dio. Dio è stato presente in lei, indubbiamente, credo che ci sia stato molto di divino nell’opera, nella vita di questa grande Santa, però nessuno può dire: “[...]”; cioè Dio non si identifica, si distingue, quindi, dal creato. Nello stesso tempo il creato, vive, esiste (perlomeno), e vive, anche, in Dio. Non so se ve l’ho spiegato un pochino...

(riprende n.d.r.) Non è staccato, è distinto...

(don Giancarlo n.d.r.) E’ distinto, è distinto. E’ tanto distinto che gli Ebrei chiamano Dio, appunto, [Cados?] che in greco..., e anche il greco lo esprime abbastanza bene, si dice [Aghios?], cioè “senza terra”, “lontano dalla terra” ...

[...] »

 

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