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Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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Home Catechismo e pastorale Il Credo 02. Credo (5.12.2004) - Il Credo (5.12.2004)

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02. Credo (5.12.2004)
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Ogni essere... ecco, questo è uno di quei punti che mi fa più dubitare (vi confesso che... voi vi confessate spesso, no?, dal prete; adesso permettete che una volta tanto sia il prete che si confessi a voi), è uno di quei punti che mi fa più dubitare della spiritualità dell’animo umano ogni essere umano che viene alla vita è voluto in modo personale da Dio. Cioè noi crediamo (è una delle verità di fede) che l’anima di ogni uomo è infusa direttamente da Dio. E’ infusa direttamente da Dio. Quindi non viene dai genitori (l’anima), ma viene infusa direttamente da Dio. Oh, questo non vuol dire che gli angeli hanno dei computer, là, e guardano... “oh, invia un’anima là, eccetera..., là...” no. Cioè, senz’altro è nel pensiero di Domine Dio che, quando si forma un corpo umano, sia pure la prima cellula vivente no? l’ovulo fecondato, va bene?, lì sia infusa un’anima umana, un’anima spirituale, va bene? E’ logica. Però è una di quelle cose che, se ci pensate un po’, eh... non è proprio così chiara, insomma, perché negli altri animali assieme al corpo viene data anche la vita; allora qui che vita viene data?

Ecco, voi capite, perché Aristotele diceva che l’anima viene infusa in un corpo ottanta giorni dopo il concepimento; e San Tommaso d’Aquino ha accorciato i tempi, però ha detto quaranta giorni dopo. Capite perché delle volte si rifanno a certi grandi filosofi anche gli scienziati che vogliono... “ma, l’embrione... bisogna vedere... fino a quindici giorni non è ancora proprio un uomo, eccetera, eccetera...”, perché, indubbiamente, anche nel passato, c’era stato chi aveva pensato questo. La chiesa ha stabilito che nell’atto del concepimento l’anima spirituale viene infusa.

Tutta la evoluzione trova, poi, il suo apice e la sua spiegazione ultima nel mistero del Verbo incarnato. Io vi ricordo quello che dice San Paolo all’inizio della lettera agli Efesini: “Tutto è stato ricapitolato in Cristo...” (adesso trovo la lettera agli Efesini eh? perché la voglio leggere così come l’ha scritta San Paolo, non voglio raccontarvi delle storie...) “poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra”. Cioè, allora il fine ultimo, possiamo dire, dell’evoluzione non è neanche tanto l’uomo come [tale?], ma l’uomo Dio, il Dio incarnato, e la nuova creazione che si sarebbe realizzata in Cristo Gesù.

Nuova creazione. Sì, perché San Paolo, ad esempio, nella seconda ai Corinzi, dice: “quindi, se uno è in Cristo è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove”. E, del resto, parlando della risurrezione, voi sapete dice: “si semina un corpo animale e risorge spirituale, un corpo corruttibile e risorge incorruttibile, un corpo mortale e risorge immortale, un corpo debole e risorge forte... glorioso... ” eccetera, cioè è una creazione nuova verso la quale noi camminiamo e della quale siamo certi nella fede, nella fede alla parola di Dio. Questa è solo fede, questa è solo fede.

E arrivati a questo punto io mi taccio, poi voi, se avete cose da dire, da chiedere, da aggiungere fatelo con tutta libertà. Se mi chiedete spero di riuscire a rispondere, se invece sono solo riflessioni vostre, allora fate pure con molta libertà.

O ragàs, aiòm fàt... solo... e fatto in qualche modo, perché se l’avessimo dovuto sviscerare ne avevamo fino a quest’estate il primo articolo del Credo: “Io credo in Dio Padre onnipotente creatore del cielo e della terra”. Si potrebbe dire che per noi, appunto, che oltre la creazione visibile c’è anche quella invisibile, quindi l’esistenza degli angeli, ma eventualmente ci veniamo sopra in un altro momento.

(un presente n.d.r.) A me lascia una certa perplessità il concetto di un essere monogenico (...? ho detto bene?, Monogenismo?), questa cosa un po’ mi lascia perplesso perché... mi domando se San Paolo, quando ha scritto quella lettera dove sono citati, appunto, varie volte “Adamo... uomo solo... ”, eccetera..., se avesse saputo della teoria dell’evoluzione e avesse avuto strumenti, come poi abbiamo noi adesso, nella società tecnologica, mi domando se avrebbe fatto la lettera tale e quale (forse è un pensiero un po’ eretico), o se non avrebbe...

(don Giancarlo n.d.r.) no, soprattutto fuori dalla realtà...

(riprende n.d.r.) ... sì, è un pensiero fantastico, una supposizione. Perché pensare che siamo tutti quanti figli di Adamo... nel senso fisico è un’idea un po’ dura da accettare, mentre è meno duro pensare che pian pianino l’uomo si è evoluto, la specie si è evoluta, e Adamo rappresenta simbolicamente questa evoluzione dell’animale in un uomo, ma non inteso in un uomo singolo ma in un uomo essereumano o genereumano. Ecco, questa cosa qua mi lascia un po’...

(don Giancarlo n.d.r.) Ecco perché io ho detto dell’intervento divino che infonde un’anima spirituale in una coppia una coppia perché sono due: Adamo ed Eva una coppia di subumani, perché sennò è difficile... Però, se tu accetti che l’uomo, a qualsiasi stadio, cinquantamila anni fa, adesso o fra diecimila anni, è comunque identico a sé stesso, cioè si distingue perché ha un’anima spirituale, pensante e libera, allora almeno a me non fa più molta obiezione quel fatto lì, perché, appunto, è necessario l’intervento divino. Se è necessario l’intervento divino, l’intervento divino Dio l’ha fatto per quella coppia e non l’ha fatto per altre coppie le quali si saranno evolute in altro modo, insomma, senza per questo diventare uomini; perché per diventare uomini ci vuole l’anima spirituale. Cioè potresti trovare un essere, un animale faccio per dire, facciamo un caso estremo che fisicamente è tutto uguale all’uomo, però non è uomo, quindi non ha un’anima spirituale.

(riprende n.d.r.) Neanche se fosse in grado di pensare?

(don Giancarlo n.d.r.) No, se è in grado di pensare, sì: allora è già un uomo. Io... è quello che pensavo delle volte anche... dentro di me, eh? Tutti pensieri miei, in questo non c’entra la rivelazione divina a riguardo della clonazione dell’uomo. Mah, dico, non vorrei che creassero dei mostri, soltanto. Eh? Nel senso che poi non sono capaci di pensare e di scegliere liberamente.

[...]

(un presente n.d.r.) Padre, mi spiega meglio il primo punto di quegli otto punti che ha detto prima... Dio è staccato dalle cose terrene. Non ho ben capito...

(don Giancarlo n.d.r.) Sì, ne abbiamo parlato un po’ l’altra volta, non so se lei c’era. Cioè, Dio (io adesso lo spiego come riesco, naturalmente), Dio è Colui dal quale noi deriviamo, no? Nello stesso tempo non possiamo identificarlo con l’essere, con ogni essere. Quindi in ogni essere, in qualche modo, c’è Dio ma non si identifica con nessuno. La chiesa condanna sia il panteismo che l’ateismo, naturalmente. Ma anche il panteismo. Il panteismo è quello che dice che Dio si identifica con la natura, cioè Dio è la natura che si evolve, basta.

Invece mi piace quella distinzione che io ho letto in qualche teologo, cioè (ecco, questo lo dissi credo l’altra volta), cioè: tra noi è Dio c’è una differenza reale; tra Dio è noi c’è una differenza di ragione, e mi spiego. Io dicevo l’altra volta non so... tengo la Juventus; ho la pancreatite; ho mal di schiena; ho avuto sempre il desiderio di fare il prete fin da piccolo... sono tutte cose che fanno parte di me, queste, no? Eh? Però, se avessero una personalità, il mio mal di schiena può dire: “Io sono Giancarlo Nasi”? O il mio desiderio di fare il prete può dire: “Io sono Giancarlo Nasi”? O la mia passione per la Juventus può dire: “Io sono Giancarlo Nasi”? No. C’è una distinzione reale tra quello che fa parte di me e la mia persona. La distinzione non sarebbe reale, invece, vista da parte di Dio, perché in Lui “esistiamo, viviamo e ci muoviamo”, dice San Paolo.

Quindi... Lui... dovunque c’è essere c’è Dio, in qualche modo. Potremmo dire è più presente in noi, ad esempio, che in quelle sedie lì, no? Perché noi siamo degli esseri pensanti e liberi; vivi, pensanti e liberi, quelle non sono neanche vive, quindi Dio è più presente qui. E tanto più uno è in grazia di Dio, è buono, vive nell’amore... tanto più è in Dio e Dio è in lui, perché Dio è amore. Però anche l’uomo che ama... che più di così non si può (figuriamo: Madre Teresa di Calcutta) non potrà mai dire: “Io sono Dio”. Non può dirlo: non si identifica con Dio. Dio è stato presente in lei, indubbiamente, credo che ci sia stato molto di divino nell’opera, nella vita di questa grande Santa, però nessuno può dire: “[...]”; cioè Dio non si identifica, si distingue, quindi, dal creato. Nello stesso tempo il creato, vive, esiste (perlomeno), e vive, anche, in Dio. Non so se ve l’ho spiegato un pochino...

(riprende n.d.r.) Non è staccato, è distinto...

(don Giancarlo n.d.r.) E’ distinto, è distinto. E’ tanto distinto che gli Ebrei chiamano Dio, appunto, [Cados?] che in greco..., e anche il greco lo esprime abbastanza bene, si dice [Aghios?], cioè “senza terra”, “lontano dalla terra” ...

[...] »



 

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