Mandriolo nella rete

sito della parrocchia della Santissima Annunziata in Mandriolo (Correggio, RE)

  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

24.1.2010

E-mail Stampa

Domenica 24 gennaio 2010

III Tempo ordinario (C) – III
S. Francesco di Sales
Letture:
Ne 8,2-4a.5-6.8-10
Salmo 18:
«Le tue parole, Signore,
sono spirito e vita.»
1Cor 12,12-31a
Lc 1,1-4; 4,14-21

Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.

« Come avevamo detto all’inizio dell’estate ... cominciava l’anno paolino, l’anno anniversario di duemila anni dalla nascita di questo grande apostolo che era Paolo, allora dovremmo cercare, normalmente, di commentare la seconda lettura delle messe. Infatti la seconda lettura è quasi sempre presa dalle lettere degli apostoli e dagli Atti degli apostoli, un libro che narra le vicende delle prime chiese cristiane.

I sette doni dello Spirito I sette doni dello Spirito

Molte di queste lettere riportate dalla lettura biblica sono lettere di San Paolo. Anche quest’oggi, come avete sentito, abbiamo letto una parte, una perìcope della Prima lettera di San Paolo ai Corinzi. Questa lettera, come dissi, credo, domenica scorsa, è stata divisa in tre parti. All’inizio del tempo ordinario di tutti i tre cicli "A", "B" e "C", viene letta una parte di quella lettera di San Paolo ai Corinzi. Nell’anno "A" la prima parte, nell’anno "B" la parte mediana e nell’anno "C" l’ultima parte della lettera.

Personalmente sono molto contento che gli studi abbiano pensato di metterci praticamente tutta questa lettera, perché è una lettera che più di ogni altra ha un carattere pastorale, cioè spiega nella Chiesa di Dio, nella comunità cristiana, come ci si deve comportare.

Il brano che abbiamo letto oggi riguarda soprattutto i carismi dello Spirito Santo. Già troviamo all’inizio del brano una dossologia un po’... un po’ strana (la dossologia è un breve inno di lode a Dio). Normalmente, preghiamo così noi: preghiamo prima il Padre, poi il Figlio e poi lo Spirito Santo. Così, ad esempio: – Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Normalmente è il Padre, prima; rare volte è il Figlio, o Gesù; quasi mai è lo Spirito Santo. E dico questo perché non ci facessimo entrare nella testa il concetto che lo Spirito Santo è quello che vale meno di tutti: essendo il terzo... è sempre l’ultimo...
No, sono uguali. È solo la relazione che hanno tra di loro che li distingue in persone, ma è lo stesso Dio comunicato a tre persone: il Padre che, potremmo dire, è la persona pensante; il Figlio che, potremmo dire, è la persona divina pensata; nasce da questa conoscenza reciproca un amore infinito tra i due, tra il Padre e il Figlio. Questo amore che unisce il Padre e il Figlio è lo Spirito Santo.
Ecco perché anche nelle relazioni tra Dio e l’umanità che Dio ha scelto come sua sposa, l’umanità intera, c’è sempre, è nominato sempre lo Spirito Santo: perché è Lui che crea questa unione con Dio.

Guardiamo alcune cose. Qui si parla di carismi; in altre parti si parla di doni dello Spirito Santo. È una questione di nomi, i nomi però sono stati presi per indicare delle realtà diverse. Allora, chiamiamo doni dello Spirito Santo quelle grazie che lo Spirito Santo immette nella nostra anima per portarci ad avere la forza di vincere il male, per illuminarci su ciò che dobbiamo fare, come possiamo testimoniare l’amore di Cristo nel mondo e che ci fa desiderare il paradiso come scopo della nostra vita. Quindi... sono dati per questo.

E voi li conoscete, almeno alcuni, almeno quelli nominati nel capitolo XI di Isaia che si studiano anche a dottrina (almeno una volta li studiavamo, spero che li facciano studiare anche adesso): sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timor di Dio. Questi sono i doni dello Spirito Santo.

I carismi, invece, sono... quei doni, quelle grazie date a qualcuno perché compia bene il suo ministero a pro della Chiesa. Cioè, mentre i doni primariamente sono dati per la santificazione di quell’individuo, i carismi sono dati perché siano dati per il bene di tutta la comunità. È logico che se io ho avuto il dono dello Spirito Santo, se sapessi essere veramente santo in mezzo a voi, attirerei qualcuno [...], ed è altrettanto logico che quando uno è impegnato in un carisma particolare, vivendo secondo il carisma santifica anzitutto se stesso e poi gli altri a cui è diretta la sua parola e la sua opera.

Ci sono altre considerazioni suggerite dalla lettura di oggi. Cioè, avete sentito San Paolo che dice: – Ciascuno ha il suo carisma (tutti credo che ce l’abbiamo) a pro della Chiesa. Cioè il carisma [...] a pro della Chiesa, della comunità di tutti. Cioè, ad esempio, il carisma mio è di essere sacerdote, presbitero, ma dovrebbe essere per tutti voi, non per me, anche se facendo bene il prete io santifico me stesso. San Paolo, però, dice, appunto, ai primi cristiani di Corinto di non essere invidiosi gli uni degli altri, perché i carismi son tutti necessari. Certo, ce ne sono di quelli che sono più nobili, altri meno.

Voi avete sentito San Paolo che prende ad esempio, per parlare della Chiesa corpo di Cristo, prende ad esempio il nostro corpo. Nel nostro corpo ci sono, credo, centomila miliardi di cellule e tutte vanno d’accordo, cioè, ciascuna fa il suo lavoro per il bene dell’organismo intero. Andassimo così d’accordo noi! Sulla terra siamo circa sei miliardi e mezzo di uomini, ma siam ben lontani dall’andare d’accordo come fanno le centomila miliardi di cellule nel nostro corpo umano.

Vi faccio anche presente che ci sono diversi tipi di unità. Per essere uno, come predica San Paolo, bisogna che pensiamo un po’ questo. C’è un’unità fisica. L’unità fisica è quella che abbiamo ad esempio in questa costruzione: mattone su mattone, messi con un certo ordine, riccioli di stucco, di gesso, di scagliola, eccetera... e c’è saltata fuori questa chiesa. È un’unità fisica [...]

Poi c’è l’unità morale. L’unità morale la si ha quando tutte le volontà di coloro che compongono la comunità sono indirizzate verso un’unica cosa; fanno cose diverse, ma per realizzare la perfezione del Corpo di Cristo. Allora noi bisogna che stiamo attenti, perché questa è una responsabilità nostra. Anche perché la unione nostra non è soltanto morale, ma è vitale, cioè è la stessa vita che produce in noi lo Spirito Santo. Anche se siamo persone diverse e distinte, però il Signore, lo Spirito Santo agisce in noi in modo da essere uniti vitalmente.
Nel prologo di San Giovanni, voi ricorderete quando dice l’apostolo evangelista: – E da lui (da Cristo) abbiamo ottenuto grazia su grazia. Ecco, ogni grazia è sempre un dono dello Spirito.

Un’altra cosa dovrebbe essere questa (parlo di conseguenze concrete, pratiche): non essere invidiosi gli uni degli altri. È una conseguenza che si trae... dal testo, praticamente, no? Quelli che avevano il dono della parola, a Corinto, dicevano di essere da più di tutti gli altri; quelli che avevano il carisma della scienza [...] noi... noi... ecco, non essere invidiosi gli uni degli altri, perché a chi è dato molto, sarà anche molto richiesto; a chi è dato poco sarà richiesto poco. Bisogna che ci pensiamo un po, eh?
Cioè, ciascuno di noi è responsabile per se stesso, non per gli altri. Per gli altri dovrebbe essere di buon esempio, questo sì, ma non è che noi possiamo indagare sulla anima e sulla spiritualità di un’altra persona. Teniamo solo presente che i doni ci sono dati non perché combattiamo gli uni con gli altri, ma perché sappiamo collaborare, gli con gli altri.

C’è... – dico ancora questa cosa poi mi taccio – c’è il bisogno di una collaborazione. Labor, in latino, vuol dire fatica. Allora collaborazione vuol dire: faticare insieme al prete, insieme al parroco, per realizzare le cose che ci sono da realizzare. Ma dal Concilio Vaticano II abbiamo sentito che noi siamo anche corresponsabili col parroco. Allora, non c’è più solo un lavorare insieme, per cui il parroco è il direttore dei lavori e gli altri vanno secondo gli ordini ricevuti dal parroco: siamo insieme a giudicare, in questo momento, che cosa è necessario per essere cristiani davvero, che cosa possiamo fare per attirare soprattutto i bimbi e i giovani. Noi dobbiamo guardare a questo, ma con senso di responsabilità.

Può esserci delle volte anche un’azione di supplenza. Cioè, in una parrocchia viene a meno il parroco, il vescovo non ha altri preti da mettere lì e allora l’affida al parroco di una parrocchia vicina. Ecco, si realizza così quello che io dicevo al vescovo quando parlava di unità pastorale. Dico: – Eccellenza, vedrà che quando vengono a meno i preti, le unità pastorali si faranno, perché sarà una necessità...

E, a proposito di unità pastorale, vi ricordo già fin d’ora che domenica prossima, il 31 gennaio, alle 16.00, il Vescovo viene per presiedere il Consiglio pastorale della Parrocchia. E anzi ha detto a viva voce: – Dico il Consiglio pastorale nel senso che spero che almeno gli elementi del Consiglio ci siano, ma estendi pure l’invito a tutti: magari si riempisse il teatrino! Io voglio parlare con loro della nuova sistemazione di Mandriolo.

Io prego il Signore, lo Spirito Santo, perché venga nel nostro cuore ed accenda in esso il fuoco dell’amore divino. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »



Ultimo aggiornamento Lunedì 25 Gennaio 2010 22:02  

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Commento: