Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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10.7.2010

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Domenica 10 luglio 2011

XV tempo ordinario (A) – III
S. Felicita
Letture:
Is 55,10-11
Sal 64: «Tu visiti la terra, Signore,
e benedici i suoi germogli»
Rm 8,18-23
Mt 13,1-23

Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.

il Buon seminatore il Buon seminatore

« Prima di meditare sui quattro terreni che ricevono la parola di Dio e che rappresentano il nostro animo, vorrei fare due premesse sulla parabola come tale, e sulle parabole di Gesù. La parabola, come voi sapete, è un’immagine presa dalla natura, dalla vita dell’uomo, da quello che ognuno di noi è o rappresenta (un contadino, un pastore, un pescatore, eccetera), e per dire a noi della realtà diversa e superiore che il Signore è venuto ad aprire ai nostri orecchi, al nostro animo. Noi, cioè, entriamo nella... cognizione del regno di Dio e di ciò che dobbiamo fare attraverso le parabole che il Signore ha raccontato.

Come dicevo, volevo fare però due premesse. La prima. Le parabole sono racconti che si trovano dentro ad altri racconti, come è avvenuto questa mattina: stamattina il Signore è andato e dal Lago di Genezaret ha parlato del regno di Dio, ha parlato della nostra adesione al regno di Dio, e ha usato la parabole del seminatore. La parabola è quella del seminatore, non tutto il racconto.

Io vi dico questo perché nell’ultima generazione, gli esegeti, cioè quelli che cercano di interpretare, gli studiosi che dedicano parecchi anni di studio alla Bibbia, alla parola di Dio, hanno la tentazione... danno questa impressione (non è soltanto un’impressione mia): che tutta la vita di Gesù debba considerarsi, e tutto il Vangelo, debba considerarsi come una grande parabola, non una cosa da prendere alla lettera. Faccio per dire un’obiezione... tra le tante: e dove han trovato le dodici ceste da raccogliere i pezzi avanzati dalla moltiplicazione dei pani? No, chi ha moltiplicato i pani per cinquemila persone, non poteva moltiplicare o fare venire dodici ceste, lì...?
No, per me sono cose fasulle, ad ogni modo ve le dico perché, leggendo eventualmente libri che cercano di illustrarci Gesù e il suo vangelo, ecco, non cadiate nella tentazione di questi super-esegeti che credono di dire la realtà e non la dicono.

Seconda cosa.... ecco, la seconda cosa è un po’ più difficile... è un po’ più difficile, ma la prendo dalla parola stessa di Gesù, il quale dice... che... parla a loro in parabole - rispondendo a un discepolo che gli aveva chiesto come mai parlasse in parabole - "perché vedendo non vedono, udendo non ascoltano, perché non comprendano col cuore e non avvenga che si convertano e io li risani". Si direbbe che Gesù, quindi, ha raccontato le parabole soprattutto come scusa davanti agli uomini, a dire: non hai parlato a tutti; e Lui dirà: ho parlato a tutti, in modo diversi, delle volte con delle parabole, delle volte no, però... non ha ottenuto effetto, la sua parola.

Ora c’è una cosa che dobbiamo ricordare: che noi non siamo come Gesù, non siamo cioè Dio. Dio sa già chi di noi ascolterà la parola sua, e le mediterà, e la praticherà, si sforzerà perlomeno di praticarla; e chi, invece, la trascura, continua a vivere come sempre, sicuro che non c’è molto da cambiare nella propria vita per essere un vero cristiano. Gesù, che conosce tutto in antecedenza, dice: io, che vada a parlare, a spiegare le parabole a quelli lì che so che dopo poi non crederanno? No. Però, nello stesso tempo, racconta le parabole, nel senso che potrà dire: ma io ho parlato con voi; e voi avete cercato di conoscere quello che io volevo dire con quella parabola?

Lo so che non è una grande spiegazione, la mia, per cui rimane sempre un mistero la volontà salvifica di Dio e la buona volontà nostra. Detto questo, veniamo ai quattro modi di accogliere la parola di Dio che sono stati illustrati con la parabola del seminatore, di Gesù.

Voi avrete notato che, in Matteo, i quattro modi diversi sono rappresentati dal terreno, non dagli uomini (se ascoltano, o non ascoltano, ascoltano bene, ascoltano male...), non rappresentano gli uomini, rappresentano il terreno. La differenza non è grande, perché anche se si mette il terreno come diversità dall’uno all’altro, indubbiamente il terreno rappresenta poi sempre il modo con cui l’animo, la persona cerca di accogliere la parola di Dio.

E allora, ecco, c’è anzitutto... coloro che sono rappresentati dalla strada. E’ già una cosa difficile da concepire o meglio da potere vedere con la nostra fantasia: uno che va a seminare e semina anche lungo la strada. Cosa semini, lungo la strada? Lungo la strada ci passa tanta gente, gli uccelli scendono e mangiano il seme... insomma, è inutile una semina lungo la strada. Rappresenta, quindi, coloro i quali sono... non so come dire... un po’ pragmatisti, un po’... che vedono la vita così come viene, giorno per giorno, senza... senza prefissarsi degli ideali o dei valori da realizzare nella propria vita; e quindi la loro vita sarà fatta, appunto, di tutte quelle azioni, quegli incontri, quei fatti che ognuno di noi ha nella sua vita; fintanto che non viene sorella morte a chiamarti e a rendere conto di quello che abbiamo fatto e non abbiamo fatto. Certo, la strada rappresenta i più distratti, i più menefreghisti nei riguardi della parola di Dio.

Poi c’è il terreno sassoso. Il terreno sassoso dice un indurimento nell’animo. E rappresenta, questo terreno, coloro i quali sono invece sentimentalmente aperti alla parola di Dio, ne godono, però non son capaci di arrivare a fare delle scelte di volontà, delle scelte di vita, quindi. E quindi sono dei deboli, tutto sommato, e non raggiungono lo scopo: quello di convertirsi veramente al regno di Dio e a Cristo.

Poi c’è una terza categoria che è rappresentata dal terreno... terreno incolto, si vede, pieno di [...], di spine, di rovi, di erbacce. E’ logica che se dei grani di frumento cadono lì in mezzo, metteranno su lo stelo, usciranno dalla terra, ma non arrivano a maturazione piena, ... perché pensano le altre erbacce che ha attorno a succhiargli tutto, quindi non raggiungono lo scopo. E questa terza categoria ricorda quelli, soprattutto, che vivono per la ricchezza terrena; infatti, nel parlare di questa, nello spiegare questa categoria di gente, Gesù dice che sono attirati dal fascino della ricchezza, e fanno della ricchezza lo scopo della loro vita. Per cui, dovendo attendere agli affari terreni, non hanno molto tempo da dedicare agli affari celesti.

Ci sono infine coloro i quali ascoltano, invece, con buona volontà. Anche se questi qui... c’è però sempre una differenza: chi il cento, chi il sessanta, chi i trenta. Cioè, c’è chi si lascia trasformare completamente dalla parola di Dio; c’è chi, invece, l’ascolta ma a paura di dare troppo a Dio e vuole tenere qualcosa per se stesso; c’è chi fa il meno possibile, per avere quasi la certezza della salvezza della propria vita per l’eternità. Comunque sono persone che ascoltano la parola di Dio.

E noi, credete, potremmo metterci tra queste categorie; però vorrei che ciascuno di noi terminasse questa considerazione fatta da me, con un breve esame di coscienza su come ha trattato la parola di Dio: se la conosce, se l’ascolta, se la legge, se la medita, se la pratica. Questo noi dobbiamo chiederci, quest’oggi.

Sia lodato Gesù Cristo. »

 

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