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Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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A Dio Din, io ti ricordo così

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il Din il Din

CORREGGIO - Se n’è andato ieri [giovedì 1.9.2011, ndr] a modo suo a 76 anni, nel silenzio della sua stanza, con i bambini fuori dalla canonica che hanno interrotto il Grest per dire un Rosario sotto la sua finestra. Per non voler disturbare nessuno, quasi a voler dire: “Scusate se me ne vado, non recherò alcun fastidio, ma quel Rosario è il regalo più bello”. Le parrocchie di Mandriolo, Mandrio e San Martino piangono la morte di don Piergiorgio Nasi, per tutti il “Din”, per distinguerlo dal fratello don Giancarlo, che di Mandriolo è il parroco da più di 52 anni.

Don Piergiorgio, ma qui lo chiameremo sempre il Din perchè tutti a Correggio lo conoscevano così, era nato a Scandiano ed era stato parroco a Canolo di Correggio, ma aveva anche girato la diocesi, da Cavazzoli a San Sisto per approdare come collaboratore parrocchiale del fratello a Mandriolo 33 anni fa. E qui, forse aveva iniziato a sentirsi veramente a casa. Schivo di carattere e spesso burbero.

Ad alcuni sembrava ruvido, ma se gli mostravi amicizia e affetto si scioglieva fino a farti sentire voluto bene: ingrandiva gli occhi celesti e increspava il volto con una smorfia da scugnizzo napoletano. Non sapevi se ti prendeva in giro o se ti compativa. In entrambi i casi ti aveva conquistato e tu avevi fatto lo stesso nei suoi confronti. Con lui la vita, e la salute, non sono mai state tenere. Ed è difficile in queste ore conservare la freddezza del cronista e parlare in terza persona di un vero uomo di Dio, che si è caricato di una croce fatta di sofferenza, ma mai senza frutto.

il Din & il Don in una posa spiritosa, tanti anni fa il Din & il Don in una posa spiritosa, tanti anni fa

Nel giugno dello scorso anno l’unità pastorale lo aveva festeggiato per i 50 anni di sacerdozio. Lo intervistai per il numero speciale del giornalino parrocchiale. Mi accolse con dignità, già provato dalla malattia e dagli acciacchi, che non lo hanno mai lasciato. Parlammo del sacerdozio, della fede, della Madonna, dei parrocchiani. Come nel più celebre curato di campagna il suo volto specchiava i segni del dolore e della speranza, di una gioia nascosta nelle pieghe di una tempra d’altri tempi.

Mi parlava del Nemico che era entrato nella Chiesa, ripeteva che le porte degli inferi non prevaranno. In quel periodo eravamo nel pieno dello scandalo pedofilia nella Chiesa. Gli chiesi un parere. Fu disarmante: “E’ il solito sistema: sbaglia un prete, sbagliano tutti. Invece abbiamo tanti preti che vivono nel silenzio e nell’umilità. E sono la maggioranza”. Sapevo reconditamente di parlare con uno di loro. L’umiltà per il Din era una vocazione. Alzi la mano chi lo ha mai sentito ergersi sopra qualcuno? Sapeva di non poterselo permettere non per assenza di spina dorsale, ma perchè è stato un fedele discepolo della Madonna. Alla sua scuola aveva imparato la sottomissione, la fiducia del figlio di fronte alle prove. Ripeteva che se un sacerdote non riesce più a fare quello che faceva prima, la sua sofferenza spirituale diceva comunque qualcosa.

In tanti così, senza catechesi o omelie particolari, imparavano e crescevano nella fede. Perchè del Din, forse nessuno ricorderà le pediche, ma la sua vita, trascorsa nel segno del trafitto, ha illuminato le anime con la forza della testimonianza. In tempi in cui i preti rischiano di cadere nella trappola del burocratismo, il Din testimoniava il cammino dell’uomo di sempre: una salita verso l’eterno, il rialzarsi da una caduta, il desiderio di un Padre.

Il cuore dell’uomo cerca da sempre questo, nonostante le mode, e lui lo sperimentava tutti i giorni e nel viverlo te lo rappresentava. L’ultima domanda la feci sul Paradiso: lo immaginava non come un luogo, ma come un incontro, come un abbraccio. L’abbraccio con il Risorto. Lo stesso abbraccio che domani alle 9.30 a Mandriolo, il vescovo Ghizzoni gli riserverà nella messa funebre. Lo stesso abbraccio, che ora devotamente vorrei regalargli e che non ho fatto in tempo dargli: a lui, pastore nel dolore e mio amico prezioso nella fede.

Andrea Zambrano
Il Giornale di Reggio, 2 settembre

Ascolta la predica fatta dal Din nella messa del suo 50.mo

 

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