Ma il cardinale Prospero Lambertini (Bologna 1675 - Roma 1758), divenuto Papa Benedetto XIV nel 1740, era davvero così gioviale ed arguto, spregiudicato nei comportamenti e disinvolto nel linguaggio come l’ha dipinto Alfredo Testoni nella sua celebre commedia (1905) portata al successo da Ermete Zacconi e Gino Cervi? Lo scrittore bolognese assicurava di sì, sostenendo di essersi documentato con molto zelo sull’illustre concittadino: “Nel tratteggiare quell’alta figura mi sono imposto una scrupolosità tale da farlo discorrere sulla scena colle sue stesse parole, che ho raccolto diligentemente dai suoi scritti”.
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Finché restò a Bologna Lambertini poteva provocare sorpresa, ma non scandalo per l’impiego di espressioni così colorite e popolaresche, anche se così poco cardinalizie. Quando però venne eletto papa cominciò a preoccuparsene, tanto che incaricò il suo maestro di camera di dargli una tiratina di tonaca ogniqualvolta stesse per sfuggirgli qualche disdicevole esternazione.
Hanno collaborato all’allestimento
Angela Bertinelli (assistente di palcoscenico)
Rita Liuzzo, Chiara Romoli (realizzazioni pittoriche) »
« Con soddisfazione di tutti, dopo la pausa dello scorso anno, si è alzato di nuovo il sipario del teatrino di Mandriolo e Giorgio Grisendi, con la sua compagnia, ha ripreso a regalarci le sue più che gradevoli rappresentazioni.
Quest’anno non è mancato il tradizionale appuntamento del mese di dicembre, così gradito non solo ai Mandriolesi, ma a tanti del territorio di Correggio... e oltre.
Il nostro regista ha scelto questa volta un lavoro particolare, in cui il protagonista è un cardinale che poi diventerà papa con il nome di Benedetto XIV. Anche se il progetto di rappresentare questo testo era in cantiere da tempo (almeno fin dall’estate 2004), gli avvenimenti recenti nella vita della Chiesa gli conferiscono, come ognuno può cogliere, un tocco di attualità.
La recita si presenta nel suo insieme come il colorito e per certi versi sorprendente ritratto di un futuro papa, ma è anche la satira garbata della società bolognese di un secolo, il Settecento, che per certe atmosfere si percepisce come un’epoca lontana, ma che di fatto ritrae vizi e virtù dell’umanità di ogni tempo.
Con questo testo si conferma la vocazione di Giorgio per un teatro vivace che, divertendo, sa anche trasmettere messaggi e valori positivi, quali la franchezza, la rettitudine morale e la capacità di comprendere i compatire.
Il cardinale infatti si trova a gestire situazioni intricate e a volte meschine, ma, sorridendo delle umane debolezze, le guida con mano amorevole e ferma allo stesso tempo, verso la conclusione positiva. E’pure messa in evidenza la sua capacità di moderatore, che deve destreggiarsi in una situazione politica complessa, tra spagnoli, francesi e amministratori locali, gonfi di superbia, ma incapaci.
Stupenda l’interpretazione del protagonista, il cardinale, sostenuta da un fantastico e instancabile Andrea Guaitolini, colonna portante dello spettacolo, che ha raccolto alla fine meritate ovazioni.
Ma veramente splendidi anche tutti gli altri interpreti, scelti con grande intuizione psicologica, giovani di Mandriolo, ma anche di parrocchie limitrofe. Hanno saputo valorizzare i personaggi, caratterizzandoli nella loro specificità animando lo spettacolo e rendendolo brioso e vivace per tutta la sua durata.
Spiccano fra il folto gruppo (e dispiace non citarli proprio tutti) quello della contessa Isabella (un’Elena Mauri che dà una magnifica espressività al personaggio, quasi simbolo di uno sfarzo esteriore che contrasta con la bassezza morale: indimenticabile la scena del “faccia a faccia” fra lei e il cardinale che ne smaschera le meschinità) e quello del generale spagnolo, Renzo Vignoli insuperabile caratterista.
Mi hanno commosso Marco Cavazzoni nella parte del buffo conte Orsi e Marco Rustichelli nei panni del gentile innamorato di Maria (Elena Rossi), la ragazza costretta al convento dalla perfida matrigna, ma poi benedetta nel matrimonio dal cardinale, che così bene sa scrutare il cuore dei giovani... Bravissimo Gennaro di Tuccio nell’interpretazione dello spavaldo conte Davia, così Andrea Amaini interpreta a pennello lo scapestrato nipote Egano, che viene rimproverato dallo zio cardinale come attore maldestro (solo per finzione scenica), ma soprattutto come marito infedele.
Non posso dimenticare Alex Luppolini, nella bella figura di don Tinti, il povero prete che fa risaltare la magnanimità del cardinale, la sua capacità di ascoltare anche gli umili e i poveri, rappresentati pure da Andrea Zambrano nel suo breve ma efficace intervento come comico.
Pettegole, provocanti, gradevolissime le dame, perfettamente affiatate sanno dominare con sicurezza e grazia, non solo l’intonazione della voce e la mimica del volto, ma anche gli ingombranti, ancorché sfarzosissimi costumi.
Si percepisce ottimo l’affiatamento degli attori nelle scene d’insieme e spunta frequentemente la capacità di sorprendere il pubblico con battute, ammiccamenti e tocchi di maestria scenica (perfetto quel gatto sornione in braccio al cardinale!).
Stupefacente e minuziosa la ricostruzione dell’ambiente attraverso scenografie ben curate e costumi da teatro professionistico.
Musiche di elevato impatto espressivo sottolineano momenti particolari e passaggi di sequenze, accompagnando lo spettatore a immergersi completamente nell’atmosfera settecentesca.
Sono più di trenta le persone con cui complimentarsi per questo lavoro, ma a Giorgio Grisendi che ha ideato e coordinato il tutto non vanno solo complimenti e ammirazione, ma una sincera gratitudine, perché attraverso il teatro esercita un’attività formativa per tanti giovani, guidati, tra fatiche e applausi, a vivere un’esperienza ricca di impegno, amicizia, consapevolezza, collaborazione.
BRAVISSIMI, davvero!!! E arrivederci al 2006!
bollettino, dicembre 2005
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