« A proposito di Liliom
La leggenda del santo bevitore, La leggenda di ognuno, che bei testi dallampio respiro! Testi religiosi, permeati da inquietudine, paradossali e provocatori. Sulla loro scìa può stare anche Liliom di Ferenc Molnàr, lultimo allestimento del Teatro Parrocchiale di Mandriolo, dicembre 2007.
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Giorgio Grisendi si conferma fedele a unidea di teatro che, pur vasta e diversificata, trova, però, soprattutto in testi come Liliom o Processo a Gesù o Piccola città la più autentica, convinta ispirazione. Mettere in scena Liliom oggi è piuttosto provocatorio, vagliando, per raffronto, la produzione dei teatrini parrocchiali della zona. Liliom si pone sulla scorta di certi lavori di Mandriolo anni 70, Langelo di Caino o La passione secondo noi stessi, epoca in cui era lecito e doveroso volare alto. Lontano insomma dalle pur meritevoli iniziative più recenti dedicate a Pier Giorgio Frassati o al martire Rivi... In Liliom i tratti sono realistici e al tempo metafisici, tuttaltro discorso di quello delle varie Sister Act o altri ormai pervasivi musicals!...
Lo spettacolo di Mandriolo muove da seria istanza didattica; rivendica il diritto e il coraggio di insegnare, di additare la speranza. Vuole far apprendere, apprendendo, cioè facendosi da dolente cosciente cammin facendo.
Il tema non è astruso né difficile; si tratta di illustrare unumanità quotidiana, benché storicamente collocata, affaticata in quel viaggio che è la vita. Il testo affronta e fa affrontare un percorso cognitivo della verità e del dolore.
Insofferente della dispersione e della teatralità puramente formale, Grisendi non teme di aderire a ritmi fin troppo interiorizzati. Giusto lo spazio a qualche pennellata estrosa, mentre lintenzione di equilibrare le due parti del racconto, questa sì è chiaramente affermata, salvaguardata con assoluto rigore.
Mi pare di capire che per il regista, lassunto del testo quale esso appare va rispettato, anche oggi, dopo tanti allestimenti e tante scosse interne che hanno stravolto il senso stesso del far teatro.
Il secondo atto viene perciò innalzato a fulcro di tutto il dramma, di cui la prima parte non sarebbe che una sorta di premessa; è vero, comunque, che nella seconda parte le cose vengono illuminate da ombre e da echi metafisici assai forti. Vi si respira unatmosfera di Eternità potente e rarefatta, si lascia sfiorare una Sapienza incerta e occulta, ma giusta, magnanima e salvifica...
Ma per chi vede nel teatro una realtà che basta unicamente a sé stessa, quanto sottotesto chiede di venire alla luce, affinché la dimensione dellopera non sia più una, ma divenga mirabilmente poliedrica!
...Juli non tanto la devozione o lamore che non si calcola, ma (anche) una passiva un po masochista creaturina (un insettino!)
...La Muskat ancor più grottesca e miserabile, in omaggio al suo nome presumibilmente ebreo dotata di connotazioni esose e lascive con note un po alla Glenn Close...
...e il Signorino un po più svelato, formalmente accostato ad es. allo Spagnolo di Ossessione di Luchino Visconti (quello sì esperto di rimandi letterari e filmici e abile nel riciclarli...)
Rimandi filmici della sorta o di altra origine possono figurare in uno spettacolo di prosa anche come questo, consentendo di alternare un linguaggio sorvegliato (le immagini) a momenti recitati da esasperare, per contrasto, facendoli incandescenti (dunque sorprendenti, quindi nuovi).
Ma cè un però!!! Pigiando il pedale del grottesco si finirebbe per desumere dal quadro così sorvegliato positivamente pedagogico unombra di sberleffo dai contorni sulfurei... Vade retro, Arrigo, fa lo spettatore, consulta la proposta del tuo amico/collega/rivale e limitati a vagliarne la coerenza. Lì sta la sua legittimità, linsito valore di tutto il discorso.
Allora, ad esame compiuto, puoi tranquillamente affermare che:
- Liliom è uno spettacolo compatto e coerente;
- La sua espressività è alta, sempre accurata e sorvegliata;
- Il suo assunto morale e religioso diretto, non predicatorio.
Mi accorgo di respirare una specie di afflato, avverto sapore di sacco in spalla, di talenti di cui verrà reso conto. Qualcosa che affanna e che consola conferisce in fine alle cose il loro solo, unico nome. Le battezza. Una pace scende dentro, a remote distanze da vuoti intellettualismi, colorata, invece, di ritrovate armonie.
Tenerezza suscita la figurazione degli angeli messaggeri, la sete antica domanda verità e perdono...
Siamo tutti Liliom, a un tratto, come lui istintivi, vitali, affannati, ignari di come catturare la Grazia... Un po pastori erranti dellAsia, un po Sisifo o Mersault, degli esseri comuni, con la coscienza di sé circondata da un velo di nebbia!
Liliom... un angelo caduto? Un predestinato? Un eroe da tragedia? Chissà, si potrebbe finanche provare a dimostrarlo...
Allo spettacolo di Mandriolo, lucido e vibrante, danno positivo contributo debuttanti disinvolti e promettenti (C. Cottafavi, D. Giardina, la piccola Bartolotta), comprimari sempre più sicuri (Federico Bartolotta, Alex Luppolini, Marco Rustichelli), personalità ben delineate nei rispettivi compiti non sempre grati (la Fantuzzi, lOleari, Marco Cavazzoni). Bravi gli altri, con una nota di personale preferenza per la eccellente Elena Mauri e per Gennaro Di Tuccio, bravissimo, generoso Liliom.
Arrigo Vezzani »
Questo articolo è stato pubblicato
sul bollettino parrocchiale 2 parole in famiglia,
edizione dicembre 2007.
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