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2007. Liliom

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Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro. Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro.

« A proposito di Liliom

“La leggenda del santo bevitore”, “La leggenda di ognuno”, che bei testi dall’ampio respiro! Testi religiosi, permeati da inquietudine, paradossali e provocatori. Sulla loro scìa può stare anche “Liliom” di Ferenc Molnàr, l’ultimo allestimento del Teatro Parrocchiale di Mandriolo, dicembre 2007.

anno 2007
«Liliom»
di Ferenc Molnàr
Laboratorio di teatro

Giorgio Grisendi si conferma fedele a un’idea di teatro che, pur vasta e diversificata, trova, però, soprattutto in testi come Liliom o Processo a Gesù o Piccola città la più autentica, convinta ispirazione. Mettere in scena Liliom oggi è piuttosto provocatorio, vagliando, per raffronto, la produzione dei teatrini parrocchiali della zona. Liliom si pone sulla scorta di certi lavori di Mandriolo anni ’70, L’angelo di Caino o La passione secondo noi stessi, epoca in cui era lecito e doveroso “volare alto”. Lontano insomma dalle pur meritevoli iniziative più recenti dedicate a Pier Giorgio Frassati o al martire Rivi... In Liliom i tratti sono realistici e al tempo metafisici, tutt’altro discorso di quello delle varie Sister Act o altri ormai pervasivi musicals!...

Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro. Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro.
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Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro. Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro.

Lo spettacolo di Mandriolo muove da seria istanza didattica; rivendica il diritto e il coraggio di insegnare, di additare la speranza. Vuole far apprendere, apprendendo, cioè facendosi da dolente “cosciente” cammin facendo.
Il tema non è astruso né difficile; si tratta di illustrare un’umanità quotidiana, benché storicamente collocata, affaticata in quel viaggio che è la vita. Il testo affronta e fa affrontare un percorso cognitivo della verità e del dolore.

Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro. Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro.
Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro. Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro.
Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro. Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro.

Insofferente della dispersione e della teatralità puramente formale, Grisendi non teme di aderire a ritmi fin troppo interiorizzati. Giusto lo spazio a qualche pennellata estrosa, mentre l’intenzione di equilibrare le due parti del racconto, questa sì è chiaramente affermata, salvaguardata con assoluto rigore.
Mi pare di capire che per il regista, l’assunto del testo quale esso “appare” va rispettato, anche oggi, dopo tanti allestimenti e tante scosse interne che hanno stravolto il senso stesso del “far teatro”.

Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro. Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro.
Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro. Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro.
Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro. Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro.

Il secondo atto viene perciò innalzato a fulcro di tutto il dramma, di cui la prima parte non sarebbe che una sorta di premessa; è vero, comunque, che nella seconda parte “le cose” vengono illuminate da ombre e da echi metafisici assai forti. Vi si respira un’atmosfera di Eternità potente e rarefatta, si lascia sfiorare una Sapienza “incerta” e “occulta”, ma giusta, magnanima e salvifica...

Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro. Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro.
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Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro. Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro.

Ma per chi vede nel teatro una realtà che basta unicamente a sé stessa, quanto “sottotesto” chiede di venire alla luce, affinché la dimensione dell’opera non sia più “una”, ma divenga mirabilmente poliedrica!
...Juli non tanto la devozione o l’amore che non si calcola, ma (anche) una passiva un po’ masochista creaturina (un “insettino”!)
...La Muskat ancor più grottesca e miserabile, in omaggio al suo nome presumibilmente “ebreo” dotata di connotazioni esose e lascive con note un po’ alla Glenn Close...
...e il “Signorino” un po’ più svelato, formalmente accostato ad es. allo Spagnolo di Ossessione di Luchino Visconti (quello sì esperto di rimandi letterari e filmici e abile nel “riciclarli”...)
Rimandi filmici della sorta o di altra origine possono figurare in uno spettacolo di prosa anche come questo, consentendo di alternare un linguaggio sorvegliato (le immagini) a momenti recitati da esasperare, per contrasto, facendoli incandescenti (dunque sorprendenti, quindi “nuovi”).

Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro. Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro.
Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro. Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro.
Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro. Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro.

Ma c’è un “però”!!! Pigiando il pedale del grottesco si finirebbe per desumere dal quadro così sorvegliato positivamente “pedagogico” un’ombra di sberleffo dai contorni sulfurei... Vade retro, Arrigo, fa’ lo spettatore, consulta la proposta del tuo amico/collega/rivale e limitati a vagliarne la coerenza. Lì sta la sua legittimità, l’insito valore di tutto il discorso.

Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro. Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro.
Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro. Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro.
Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro. Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro.

Allora, ad esame compiuto, puoi tranquillamente affermare che:

  1. Liliom è uno spettacolo compatto e coerente;
  2. La sua espressività è alta, sempre accurata e sorvegliata;
  3. Il suo assunto morale e religioso diretto, non predicatorio.

Mi accorgo di respirare una specie di “afflato”, avverto sapore di “sacco in spalla”, di talenti di cui verrà reso conto. Qualcosa che affanna e che consola conferisce in fine alle cose il loro solo, unico nome. Le battezza. Una pace scende dentro, a remote distanze da vuoti intellettualismi, colorata, invece, di ritrovate armonie.
Tenerezza suscita la figurazione degli angeli messaggeri, la sete antica domanda verità e perdono...
Siamo tutti Liliom, a un tratto, come lui istintivi, vitali, affannati, ignari di come catturare la Grazia... Un po’ pastori erranti dell’Asia, un po’ Sisifo o Mersault, degli esseri comuni, con la coscienza di sé circondata da un velo di nebbia!

Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro. Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro.
Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro. Liliom (Ferenc Molnàr). Anno 2007. Laboratorio di teatro.

Liliom... un angelo caduto? Un predestinato? Un eroe da tragedia? Chissà, si potrebbe fin’anche provare a dimostrarlo...

Allo spettacolo di Mandriolo, lucido e vibrante, danno positivo contributo debuttanti disinvolti e promettenti (C. Cottafavi, D. Giardina, la piccola Bartolotta), comprimari sempre più sicuri (Federico Bartolotta, Alex Luppolini, Marco Rustichelli), personalità ben delineate nei rispettivi compiti non sempre grati (la Fantuzzi, l’Oleari, Marco Cavazzoni). Bravi gli altri, con una nota di personale preferenza per la eccellente Elena Mauri e per Gennaro Di Tuccio, bravissimo, generoso Liliom.

Arrigo Vezzani »

Questo articolo è stato pubblicato
sul bollettino parrocchiale “2 parole in famiglia”,
edizione dicembre 2007.



 

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