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1997. Il diario di Anna Frank

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Il diario di Anna Frank (Frances Goodrich e Albert Hackett). Anno 1997. Laboratorio di teatro. Il diario di Anna Frank (Frances Goodrich e Albert Hackett). Anno 1997. Laboratorio di teatro.
anno 1997
«Il diario
di Anna Frank»
di Frances Goodrich
e Albert Hackett
Laboratorio di teatro

Il diario di Anna Frank è stato rappresentato per la prima volta a New York il 5 ottobre 1955 per la regia di Garson Kanin. In Italia viene portato per la prima volta in scena nel 1957 dalla Compagnia dei Giovani con Anna Maria Guarnieri, Romolo Valli e Umberto Orsini, regia di Giorgio De Lullo.

«Mi riuscì ancora più difficile dare il permesso per un dramma che per la pubblicazione del libro. Mi influenzò notevolmente la signora Roosvelt, che scrisse la prefazione dell'edizione americana e con la quale ebbi occasione di parlare a New York. Ella mi fece notare che, dopotutto, un piccolo numero di uomini legge libri e che era mio dovere allargare il più possibile la cerchia di coloro che volevano accogliere il messaggio di Anne, e pr questo il teatro e il cinema erano mezzi più adatti. Dopo molte riflessioni e discussioni con scrittori è stata creata l'opera teatrale. Io sono convinto che essa adempie ad una missione, e questa è la cosa più importante».

da una lettera di Otto Frank


Il diario di Anna Frank (Frances Goodrich e Albert Hackett). Anno 1997. Laboratorio di teatro. Il diario di Anna Frank (Frances Goodrich e Albert Hackett). Anno 1997. Laboratorio di teatro.
Il diario di Anna Frank (Frances Goodrich e Albert Hackett). Anno 1997. Laboratorio di teatro. Il diario di Anna Frank (Frances Goodrich e Albert Hackett). Anno 1997. Laboratorio di teatro.
Il diario di Anna Frank (Frances Goodrich e Albert Hackett). Anno 1997. Laboratorio di teatro. Il diario di Anna Frank (Frances Goodrich e Albert Hackett). Anno 1997. Laboratorio di teatro.

«La perdita del senso del tempo è un sintomo di deterioramento della persona. L'uomo sradicato dai suoi ricordi o dalle sue fantasie cade in uno stato di depressione. La medesima cosa vale per una civiltà. Finché essa riesce ad assimilare quanto le è accaduto e a muoversi con fiducia verso ciò che deve ancora venire, conserva la propria vitalità. Ma quando una civiltà si estrania dal proprio passato e considera con cinismo il futuro, come avvenne un tempo per Roma, la sua energia spirituale si esaurisce: ed essa vacilla e decade».

Harvey Cox, La festa dei folli


Si ringrazia per la collaborazione tecnica Antonella Panini.



 

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