Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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13.4.2009

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Lunedì 13 aprile 2009

Ottava di Pasqua (B) – P
Lunedì dell’Angelo
Letture:
At 2,14.22-32
Salmo 15:
«L’anima mia esulta nel Signore.»
Mt 28,8-15

Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 11.00.

« Guardando alla prima lettura, diciamo subito che è il primo annuncio pubblico della resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo da parte degli Apostoli – Pietro in particolare – alla gente che si trova a Gerusalemme. Mentre prima, cioè prima della ascensione di Gesù al cielo, tra di loro gli Apostoli e gli altri discepoli di Gesù parlavano tra loro, parlavano con Gesù, hanno mangiato e bevuto con Lui, come abbiamo sentito dalla testimonianza di Pietro che abbiamo letto ieri, qui è la prima volta, invece, che lo dicono in pubblico.

È appena disceso lo Spirito Santo, il giorno della Pentecoste, ed essi, con franchezza notevole in confronto al timore che avevano prima (pensate, ad esempio, a Pietro durante la passione del Signore, che davanti a una servetta per tre volte dice “ma... io non lo conosco, ma cosa dici?”), qui, invece, con franchezza annuncia la resurrezione di Cristo.

Quello che sottometto alla vostra attenzione, direi il testo stesso ci serve per questo, è l’intreccio, in questo fatto, come del resto in tutti gli eventi della nostra vita, dell’umanità, tra la volontà di Dio e la nostra volontà; tra la scienza e la volontà salvifica di Dio; tra il merito e la colpa. La pagina sottolinea soprattutto la relazione di quello che è avvenuto – la resurrezione, che annuncia Pietro – con la volontà di Dio.

Dio è ricordato continuamente, vi faccio notare: “Gesù di Nazaret, uomo accreditato da Dio presso di voi, con segni che Dio stesso operò tra di voi per opera sua, come ben sapete, dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio fu consegnato a voi, voi l’avete inchiodato sulla croce e l’avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte”. E poi cita il salmo 15 dove Davide dice “Tu non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, non permetterai che la mia carne subisca corruzione”.

Allora, io vi faccio notare anzitutto... ripeto cose, concetti che abbiamo meditato durante la Quaresima nelle domeniche in preparazione alla Pasqua. Io vi faccio notare anzitutto questo: che Dio, che è onnipotente – e lo dimostra anche qui risuscitando Gesù dai morti, cioè [...] nella vita, una vita nuova, anzi, a un essere... che era morto – allora la sua onnipotenza, però, è stata limitata da quando ha creato noi uomini. Perché se noi siamo liberi dobbiamo anche essere liberi di... cambiare le carte in tavola; dobbiamo essere liberi di fare un progetto che è in contrasto con quello di Dio su di noi; perché Dio, intelligentissimo, certamente ci ha fatto per uno scopo, ma poi l’uomo è capace di rompere il piano di Dio e mettersi contro. Quindi la onnipotenza di Dio viene limitata.

Dice che “dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio fu consegnato a voi, voi lo avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l’avete ucciso”. Ecco qui l’esempio chiaro del limite della onnipotenza divina. Perché? Perché gli uomini, i corrotti, i cattivi, hanno fatto un piano che è completamente contrario a quello di Dio. Però qui salta fuori ancora una volta l’onnipotenza divina, cioè il testo ci dice che Dio sa trarre il bene anche dal male che noi facciamo. E così scioglie dalla morte il Figlio suo fatto uomo per salvarci.
Il peccato, il gravissimo peccato degli uomini – in modo particolare qui del gran sinedrio – viene... è sfruttato da Dio per compiere il più grande miracolo della storia: la resurrezione, la vita nuova del suo Figlio fatto uomo.

I teologi parlano di una volontà prima e di una volontà seconda di Dio. Come volontà prima c’è la salvezza dell’uomo, il portare l’uomo alla comunione di vita, di gioia di Dio, quasi uno sposalizio tra Dio e l’umanità e, nello stesso tempo, il volere che gli uomini aderiscano al suo piano, quindi compiano il bene e tralascino, fuggano il male.
Noi, che non siamo teologi, usiamo due verbi diversi. Il primo, quello che significa la volontà prima di Dio, la chiamiamo proprio “volontà”: Dio vuole così. Il secondo, quello che Dio accetta – in certo modo deve accettare, se ci ha creati liberi – diciamo un altro verbo, diciamo “permette”: Dio “vuole” la salvezza di tutti ma “permette” anche la dannazione di qualcuno, permette il peccato.

Ma come faranno quelli che [...] peccato? Si salveranno o non si salveranno? Avranno la vita eterna anche loro in Dio o no? Ecco, qui ci sono due interpretazioni.

La prima dice che Dio certamente salva tutti, nonostante la nostra cattiveria o la nostra indolenza, Dio salva tutti. Dice, ad esempio, San Paolo nella lettera ai Romani: “Dio ha voluto mettere tutti sotto la disobbedienza per offrire a tutti la salvezza che viene dalla fede”. Dice ancora nella lettera ai Romani, San Paolo: “Voi sapete che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”. Sant’Agostino fa notare: “Quando dice tutto è tutto, quindi anche il peccato...”. Sì, anche il peccato. Dio fa in modo che anche il peccato serva per redimere gli uomini.

Nello stesso tempo, allora... noi abbiamo certe frasi della Scrittura che sono notevoli. Il libro della Sapienza dice: la morte è entrata nel mondo ad opera di satana, per invidia. Dio ha creato tutti per l’immortalità. Se avesse odiato qualcuno non l’avrebbe neanche creato. Piuttosto che crearlo e poi che vada perso, è meglio non crearlo. Nello stesso tempo Gesù dice: “Il Padre vuole che nessuno anche di questi più piccoli si perda”.
E come fanno a salvarsi?

Forse una risposta possiamo averla dalla prima lettera ai Corinzi, dove San Paolo dice che poi, quando arriverà il giudizio di Dio, si vedrà chi ha fatto bene e chi ha fatto male; se uno ha costruito con della pietra, con dei metalli, con dei mattoni, con del legno, con del fieno... tutto sarà come sottoposto al fuoco. L’anima di uno che ha costruito col legno o col fieno sarà comunque salva, però attraverso la prova del fuoco. Cioè, non avranno grandi meriti davanti a Dio, però saranno accolti anche loro nella casa di Dio. Perché noi non possiamo distruggere i disegni di Dio, qualche teologo dice che c’è una prima assoluzione.

E allora perché la distinzione inferno–paradiso e Gesù Cristo che dice che dirà ad alcuni: “Venite, benedetti, dal Padre mio nel regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo” e agli altri dirà: “Andate, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per satana e i suoi seguaci”?

La risposta, quindi, è questa da parte di quei teologi che tendono a negare, quasi, l’inferno (negarlo, praticamente): Dio ha minacciato tutti, ha fatto come un papà il quale minaccia i figli e dice loro: badate che se stasera, quando vengo a casa, la mamma mi dice ancora una volta che avete litigato, avete fatto la malora, io vi picchierò; poi quando viene a casa, sente dalla mamma che il pomeriggio è andato appena un po’ meglio della mattinata, ma han sempre litigato, sempre disobbedito, li rimprovera di nuovo, poi non li castiga.

L’altra risposta la sapete: qualcuno si salva, alcuni si dannano. Se vogliamo attendere alla rivelazione privata (non fa più parte della rivelazione pubblica e non siamo obbligati a credere), la Madonna ai bimbi di Fatima ha fatto vedere l’inferno, e nell’inferno andavano molte più anime, molte più persone che non in paradiso.

Quale conseguenza traiamo noi da questa chiacchierata che abbiam fatto? La conseguenza è di avere più fiducia in Dio che non in noi. La prima cosa. Credere che veramente la nostra salvezza dipende soprattutto da Dio, e quindi pregarlo, pregare continuamente tutti i giorni perché ci salvi, perché la salvezza dipende più da Lui che da noi. Poi, dopo, ci sono invece le grosse manifestazioni che sono la buona condotta, la gioia, serenità, anche nei momenti difficili, di sofferenza, di... di disgrazie varie che possono capitare e la illimitata fiducia in Gesù salvatore, sapendo che quello che Egli vuole per noi è certamente la gioia che non la pena, la condanna.

Sia lodato Gesù Cristo. »



 

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