Domenica 24 ottobre 2010
| XXX Tempo ordinario (C) – II |
| S. Antonio M. Claret |
| Letture: |
| Sir 35,12-14.16-18 |
| Salmo 33: «Giunge al tuo volto, Signore, il grido del povero.» |
| 2Tm 4,6-8.16-18 |
| Lc 18,9-14 |
Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.
« La Chiesa italiana si è prefissa, negli Anni ’70, di dare a se stessa un motivo per la sua azione pastorale. In quella decina di anni avrebbero, in tutte le diocesi, cercato di attuare qualcosa che era espresso da uno slogan (questa decina d’anni, ad esempio, tra il 2000 e il 2010, quindi sta... sta per finire questo periodo), lo slogan era: emergenza educazione. Una cosa che anche l’ONU ha fatto sua e molti stati, e anche molte istituzioni educative.
Ma il problema era: da dove partire? Perché se noi andiamo a evangelizzare un popolo che non ha mai sentito parlare di Gesù... si sa, c’è da dire tutto. Ma popoli [...] fanno parte della Chiesa, e si credono già cristiani, sono battezzati, e molti di loro poco più che battezzati, da dove si parte? La partenza è da Dio, han detto, bisogna partire proprio dalla radice, ab–ovo, quindi da Dio, che è sempre il Signore di tutti, il Creatore e anche, in Gesù Cristo, il Salvatore.
Sentite a questo riguardo cosa ha scritto l’anno scorso il papa a tutti i vescovi del mondo. Ha scritto una lettera, in questa lettera dice: "La priorità che sta al di sopra di tutto è il rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio. Non ad un qualsiasi Dio, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai, a quel Dio il cui volto riconosciamo nell’amore spinto sino alla fine in Gesù Cristo crocifisso e risorto. Il vero problema, in questo nostro momento della storia, è che Dio sparisce dall’orizzonte degli uomini e che con lo spegnersi della luce proveniente da Dio l’umanità viene colta dalla mancanza di orientamento, i cui effetti distruttivi ci si manifestano sempre di più. Condurre gli uomini verso Dio, verso il Dio che parla nella Bibbia: questa è la priorità suprema e fondamentale della Chiesa". Cioè, se togliamo Dio togliamo il fondamento della nostra religione, ma della nostra moralità, anche.
Avete notato come i mass-media – in modo particolare parlo della televisione e della radio – insieme coloro che se ne occupano – e che alcuni sono cristiani [...], protestanti, altri no, altri sono atei... - si direbbe che abbiamo, d’accordo tra di loro, per essere tutti uguali, ridotto la trasmissione al minimo comune denominatore, cioè quello che può piacere a tutti. E avete anche notato che se uno non crede, e lo dice o lo fa conoscere attraverso lo spettacolo che dirige, siamo in un regime democratico, lo può fare; ma se uno crede e parla di Dio, allora quello non è un democratico perché non tollera chi pensa diversamente da lui. Ora, io credo che la democrazia consista proprio, invece, nel fatto che ciascuno dica quello che pensa.
Il brutto, poi, di questo nostro tempo, è che, oltre ad essersi incarnato il Figlio di Dio, in Gesù Cristo, a me sembra che si sia incarnato anche il Diavolo [...], il quale è riuscito a organizzare gli uomini, a spingerli a uccidere, a fare del male, e gode di queste uccisioni, e che dice: "Dio trionfa, [...]", cioè attribuisce a Dio le uccisioni, il male, le sopraffazioni sull’altro. Quindi siamo arrivati a delle storture, a delle confusioni che io credo raramente ci siano state nella storia.
Noi, quindi, dobbiamo partire da Dio. Ma c’è anche qualcos’altro da cui noi dobbiamo partire, ed è Gesù Cristo e la sua Chiesa. In questo io vi ricordo due cose, soprattutto.
Noi siamo, facciamo parte della Chiesa – Riccardo [il bimbo che sta per ricevere il battesimo – n.d.r.] non ancora, ma fra alcuni minuti farà parte anche lui della Chiesa – e la Chiesa non è una comune società, anche se dopo il Concilio Vaticano II molti hanno cambiato il nome di parrocchia con comunità parrocchiale (va bene, han fatto bene, basta esserlo comunità...).
Cosa vuol dire questo? Vuol dire che la Chiesa non è una società in cui c’è un’unione morale – morale vuol dire dettato dalla nostra volontà – in cui c’è un’unione morale fra quelli che fanno parte della Chiesa, che sono battezzati, che partecipano alla messa festiva, non so, che fanno cose per annunciare e testimoniare il Vangelo di Cristo. No: la Chiesa è qualcosa di più, è un’unione vitale tra Gesù Cristo e noi. Egli è il capo, di questo corpo, e noi siamo le membra, e dobbiamo vivere il Vangelo di Cristo, e vivendo il Vangelo di Cristo ci ameremo anche fra di noi.
San Paolo, infatti, dice nella Lettera ai Galati che la fede che salva è quella che opera attraverso la carità. Tutta la legge, infatti, si riassume in un solo dettato: ama il prossimo tuo come te stesso. Notate che non dice l’altro comandamento, che dovrebbe essere il primo, il primissimo: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze", no, dice "Ama il prossimo tuo come te stesso". Perché, cominciando ad amare Dio, necessariamente noi amiamo anche gli altri, e lo faremo volentieri.
Allora, cosa dobbiamo fare noi? La prima cosa che vi raccomando (non lo raccomando solo ai genitori di Riccardo, ma a tutti, specialmente coloro che sono genitori): dobbiamo sentici Chiesa. La prima cosa è quella lì, non credere che la Chiesa è là in Vaticano e basta, confondere la Chiesa, appunto, con il papa, con i vescovi, con i preti... no, no: Chiesa di Dio, Chiesa di Gesù Cristo siamo tutti. E allora, se voi sentite parlare male della vostra mamma, del vostro papà, reagite, no? Perché dire male di loro è come offendere voi! E se offendono la Chiesa – e se c’è qualche sbaglio nella Chiesa, perché, sapete, siamo circa un miliardo di uomini che siamo cattolici, quindi in un miliardo di uomini è difficile che tutti siamo del San Luigi infilzati, no?, quindi, ecco... – se c’è qualche sbaglio, ci farà soffrire la cosa, ma non ci abbassi al punto da estraniarci dalla Chiesa, perché la Chiesa siamo noi.
La seconda cosa è che si faccia di tutto, però, nelle comunità, quindi noi qui nella nostra comunità di Mandriolo, per creare quel senso... o quell’aspetto di familiarità che deve esserci in una famiglia: l’aiuto, l’attenzione, la generosità nel fare quello che facciamo nella parrocchia... questo deve esserci sempre! Ciascuno di noi deve sentirsi solidale con gli altri cristiani.
Tertulliano, che è un grande scrittore vissuto tra il II e il III secolo dell’era attuale, quindi circa 1800 anni fa, scriveva che i pagani, vedendo che i cristiani erano così contenti, gioiosi, e si volevano bene l’un l’altro, si aiutavano, c’era anche chi vendeva quello che possedeva e dava il ricavato al vescovo perché provvedesse ai poveri, ai malati, alle persone sole, agli handicappati, eccetera, dicevano (i pagani): – "Guardate come si amano". Non guardate come "ci" amano, ma come "si" amano, tra di loro. E questo importante.
Anche la famiglia dovrebbe essere così. La Chiesa dovrebbe essere come una grande famiglia, ma la famiglia dovrebbe essere come una piccola Chiesa. E se voi genitori vi amerete tra di voi – perché la prima cosa è quella lì, cioè il bimbo cresce imitando i genitori – allora, se vi vorrete bene tra di voi, anche con le affettuosità, con le carezze [...], ma soprattutto con l’aiuto concreto; se vorrete bene a lui (al bimbo), certamente crescerà come in un nido d’amore e sarà veramente un cristiano, oltre che un buon cittadino. Così sia.
Sia lodato Gesù Cristo. »
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