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Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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Home Liturgia Prediche del Don 6.6.2010. 50mo ordinazione Din

6.6.2010. 50mo ordinazione Din

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6.6.2010. 50mo ordinazione Din
Preghiere dei fedeli
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Domenica 6 giugno 2010

X tempo ordinario (C) – P
Ss. Corpo e Sangue di Cristo
Letture:
Gen 14,18-20
Salmo 109:
«Tu sei sacerdote per sempre,
Cristo Signore»     
1Cor 11,23-26
Gv 6,51

Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30. Si celebra oggi il 50mo anniversario dell’ordinazione sacerdotale di don Piergiorgio (Din), avvenuta il 29.6.1960.

Predica del Din

« Ecco, adesso... adesso viene il bello, perché ormai si sa... non dico da cinquant’anni ma almeno da trenta e più, don Piergiorgio come predicatore non vale proprio niente o quasi. E di fatti la mia quest’oggi non è una predica ma una rassegna di questi cinquant’anni che ho passato qui nel correggese, e prima in altre parrocchie che adesso... nomineremo.

Il Din Il Din

Il primo pensiero lo ricavo dalla seconda [...?] che ha un certo... un certo significato per la messa odierna: Dio Padre buono – quindi già questo titolo ci indica tutto – che ci raduni in festosa assemblea per celebrare il sacramento pasquale del Corpo e Sangue del tuo Figlio – cioè dell’Eucarestia, nutrimento indispensabile per ciascuno di noi – donaci il tuo Spirito – perché è lui che guida ciascuno di noi sulla via del bene – perché nella partecipazione al sommo bene di tutta la Chiesa, la nostra vita diventi un continuo rendimento di grazie, espressione perfetta della lode che sale a te da tutto il creato.

Espressione perfetta della lode in continuo rendimento di grazie. Ecco, il primo sentimento che mi viene in mente è questo rendimento di grazie. San Paolo ha una frase molto indicativa, molto profonda: Sic transit gloria mundi (così passa la gloria del mondo), e Sant’Agostino la traduce col suo classico latino micidiale: Fit, fit, inde moritur (si fa, si fa, poi si muore). Allora, il primo pensiero è quello del ringraziamento a Dio Padre, a Dio sommo bene, Padre, Figlio e Spirito Santo; a Maria Santissima, che mi ha protetto in tantissime occasioni; a San Giuseppe, che oltre ad essere patrono della Chiesa è patrono anche degli infermi, degli ammalati; a San Giovanni Maria Vianney (il curato d’Ars), a conclusione ormai dell’anno sacerdotale. Un grazie veramente dal profondo del cuore per il sacerdozio che mi è stato dato cinquant’anni fa, il 29 giugno del 1960.

C’è un’altra frase in latino da parte dei teologi che dice: Charitas bene ordinata incipit a se ipso (la carità giusta, la carità vera, comincia da se stessi, poi si allarga pian pianino agli altri). Allora il primo ringraziamento, dopo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, va ai famigliari:

Al buon papà... ... ... al buon papà Romeo che ci ha cresciuto nella sua... [commosso:] (sapevo che succedeva...) che ci ha guidato, ha guidato tutti noi, i suoi dodici figli, e ha avuto la gioia di vedermi... di fare in tempo, appena in tempo, a vedermi sacerdote (morì, infatti, due anni dopo).
Alla nostra cara mamma Giovannina, che ha tirato su, appunto, dodici figli. Si dice: mah, erano tempi diversi... Va be’, senz’altro, però c’era anche molta più miseria. Eppure ha educato i suoi figli con tanta premura, con tanto amore.
Alle nove sorelle che vedo qui presenti. L’ultima ci ha lasciato ma è presente lassù. Naturalmente con le sorelle abbraccio anche i loro sposi.
Poi, dopo, il cerchio comincia ad allargarsi, e allora comincia ad abbracciare i tantissimi parrocchiani che ho incontrato nella mia vita.

Dopo il breve periodo – un mese, un mese e mezzo, neanche, a Mandrio e i due mesi a Sassuolo – la prima parrocchia che mi è stata affidata è stata Cavazzoli. Una parrocchietta alla periferia di Reggio, a quei tempi una parrocchia molto semplice, molto buona, molto unita, con dei parrocchiani veramente grandiosi, soprattutto il gruppo giovanile dei giovani e delle ragazze. Come aiuto del vecchio parroco, don Antonio Minardi, ho passato due anni di serena letizia.

Poi è venuta una seconda sposa – la prima sposa... c’è una canzone mi pare che dice: il primo amore non si può scordare (e il primo amore è, appunto, Cavazzoli) – la seconda San Sisto di Poviglio. Lì ci son rimasto solo otto mesi, ma anche lì l’affiatamento è stato stupendo. Mi ricordo con nostalgia, e adesso, dopo tanti anni, sorridendo, ricordo quello che mi disse il parroco di San Sisto, anche lui si chiamava don Antonio, anche lui vecchissimo. Era una... adesso il giorno preciso non lo ricordo, comunque era ormai nel tardo pomeriggio, io mi sono presentato con una valigia con dentro le cose più necessarie, avevo ancora la talare, mi sembrava quasi don Camillo quando andò in quella parrocchietta lassù di montagna. Suonai il campanello e si presentò don Antonio che mi squadrò da cima a fondo e mi disse – me lo disse in dialetto, perché a quei tempi là usava quello, e mi diede del "voi", che allora era un’usanza normale, oggi sarebbe molto pericoloso dare del "voi" alla gente – mi disse (scusate, ma porto... alla lettera): – Chi sìv? Csà vrìv? (Chi siete? Cosa volete?). Allora io gli dissi che ero il nuovo curato. La sua sorpresa è stata enorme; ha chiamato subito la vecchia [Irma?]: Irma gni so! Preparé la stansa al curét...
Ecco, è un piccolo ricordo, così...

Terza sposa: Canolo. Siamo già qui nel correggese, siamo ormai... anzi, siamo confinanti. Lì ci son stato ben quindici anni, nove come vicario cooperatore, sei come parroco; e lì i ricordi sono troppo belli, troppo recenti per dimenticarli con troppa facilità. Anche lì c’è un episodio grazioso. Quando diventai parroco, prevosto di Canolo, un certo individuo, che... ci mettiamo il nome solito che metto io, cioè Michelino, un giorno che mi ha incontrato mi ha salutato, eccetera, dicendo: – Buongiorno, signor curato! (a proposito di curato, no?). E io detto: – Ma, caro Michelino, io sono stato curato molto all’ospedale, adesso, però sono prevosto. – Al g’ha ragiòun, signor curato! ... (Bene! Ha capito perfettamente...).
Ma il ricordo più bello che ho di Canolo è il fatto che, al termine del... mio "fidanzamento" con Canolo (e adesso poi devo venire anche su questo argomento), il ricordo più bello è che delle tante famiglie di Canolo solo tre di numero, fin dall’inizio, non accettavano la benedizione; però desideravano che io andassi a trovarli. Ci dicevano: sèinsa i usvéi (senza l’acqua santa, vieni quando vuoi, ma senza l’acqua santa.

E finalmente è arrivata la quarta sposa, che, con tutto il rispetto per le altre tre, è la più bella, sia come chiesa – guardatela pure: è perfetta in tutte le sue parti – sia anche come parrocchiani. Me li sento vicini; so quanto mi hanno aiutato, quanto hanno pregato e continuano a pregare per me; mi hanno aiutato soprattutto in due momenti, e cioè nel darmi una mano a portare la Madonna Pellegrina di casa in casa, da più di vent’anni (son già trentadue anni che sono qui a Mandriolo, il 26 novembre, e anche oggi, per esempio la Madonna Pellegrina si trova in via Apicultore); e poi l’aiuto formidabile dal lato umano l’ho avuto dopo che da dieci–quindici anni il mio fisico ha incominciato a cedere, a calare (mi piace, perché quando mi vedono: – Eeeeh, ma sei in forma!!! Ti vedo bene!!! Eeeeh!!! ...) Anche qua devo ringraziare le tante persone: la caposala Angela ... [lunga pausa] ... che ha aiutato me, ha aiutato soprattutto... [commosso] ... don Giancarlo...

Tra gli altri famigliari bisogna anche elencare, appunto, i due fratelli: Norberto, che ci ha lasciato anche lui, e don Giancarlo che vedete in che situazione si trova. Poi, dopo trent’anni che siamo insieme, anche la cognata e la nipote; la Ruslana, la nostra badante, e in queste due settimane anche l’Elena, l’altra che l’ha sostituita; tutti coloro che dal mese di novembre fino a metà gennaio mi hanno portato all’ospedale di Reggio per fare le mie cure.

Sic transit gloria mundi.

Adesso, però, prima di passare alla parte negativa (perché mi pare che nell’orazione ci fosse anche questo, no? "perché nella partecipazione al sommo bene di tutta la Chiesa, la nostra vita diventi un continuo rendimento di grazie, espressione perfetta della lode che sale a te da tutto il creato"), cioè, l’altra faccia della medaglia sono tutte le miserie, i peccati, i cattivi esempi che ho dato a Cavazzoli, a San Sisto, a Canolo e qui a Mandriolo. Abbiate la bontà e la pazienza di perdonare a questo povero sacerdote.

Certo che usando un’altra frase di Sant’Agostino, che è formidabile e che si adatta a questi cinquant’anni, Sant’Agostino diceva nel libro famoso delle Confessioni: Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Spero senz’altro di non essere arrivato al tradimento di Giuda, purtroppo però sono arrivato spesso al rinnegamento di Pietro. Abbiate pazienza, perdonatemi e [... pregate?] perché possa finalmente non dire più tardi ti ho amato ma: finalmente ti ho amato.

Chiudo con un ultimo pensiero, e riguarda sempre la faccenda della "sposa". Non ho mai capito perché la Chiesa condanni nei cristiani, nei cattolici, condanni il divorzio – come giustamente, intendiamoci – mentre invece con i sacerdoti non solo concede ma quasi comanda il divorzio; quindi c’è una prima sposa, poi bisogna troncare la luna di miele, prenderne un’altra (San Sisto), troncare anche quella, prenderne una terza (Canolo) e, finalmente, la quarta, che, però, con bontà vostra o meno non lo so, che però ormai, data l’età e dati gli acciacchi, rimane la sposa unica e fedele con la quale desidero morire e andare dal papà e dalla mamma, là al cimitero.

Sia lodato Gesù Cristo. »



 

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