Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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Le campane

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Se la storia dell’organo appare sobria e quasi irrilevante, quella delle campane è ricca di accadimenti: lo dimostra anche la quantità di documenti che ha prodotto, ben superiore alla somma di quelli relativi all’organo. La prima segnalazione di una squilla nella parrocchiale di Mandriolo è rintracciabile in una fonte piuttosto tarda, un inventario del XVII secolo. Tale campana, rottasi e rifusa da un anonimo fonditore nel 1674, venne poi abbinata a una seconda unità fusoria colata dal carpigiano Ercole Caleffi nel 1676. Proprio al Seicento risalgono anche i primi ragguagli sul campanile, riedificato nel 1663 a pianta quadrata, nella giunzione fra abside e fianco settentrionale della chiesa.

Dopo questa importanti notizie, il secolo successivo offre ben poche informazioni campanarie degne di nota: il prospetto di piccole spese per l’usuale manutenzione degli apparati e nel 1798 la protesta dell’architetto mandriolese Luigi Culzoni contro il divieto di suonare i rintocchi ‘a morto’, proibizione promulgata dalla Repubblica cisalpina. Sempre a proposito di divieti è doveroso segnalare che nel 1817 anche a Mandriolo fu vietato l’uso dei sacri bronzi durante la somministrazione del viatico ai moribondi di tipo petecchiale, precauzione dettata dall’opportunità di non allarmare la popolazione sul dilagare della epidemia.

Tra il 1852 e il 1858 la parrocchia affrontò la gravosa impresa di restaurare il campanile e di fondere un nuovo concerto campanario. L’iter di questa fusione risultò assai complesso e finanziariamente oneroso. In un primo tempo il priore don Martino Borettini aveva interpellato il fonditore Paolo Capanni proponendogli – previa accettazione di clausole assai circostanziate – l’onere e l’onore della gettata fusoria. Infatti il plauso che Capanni aveva raccolto nelle limitrofe parrocchie di S. Martino e S. Prospero di Correggio – dove nel 1857 aveva colato, insieme al figlio Giovanni, due nuovi concerti, rispettivamente di quattro e cinque pezzi – aveva sollecitato il sacerdote a intavolare serie trattative con l’artefice castelnovese. Arenatosi però nel gennaio 1858 l’ingaggio a Capanni, don Borettini si rivolse con successo a Luigi Bimbi, discendente da una stirpe di fonditori garfagnini. Quest’ultimo – non del tutto sconosciuto a Mandriolo per aver approntato nel 1853 quattro suoi bronzi nella parrocchiale attigua di Rio Saliceto – in breve consegnò al committente tre nuove campane, inaugurate giovedì 25 marzo 1858, solennità dell’Annunciazione e sagra locale. I documenti d’archivio permettono di seguire, passo dopo passo, i punti nodali di tutta l’operazione fusoria: il contratto di costruzione, l’utilizzo di un rovere per costruire il ‘castello’ campanario, le offerte in denaro dei parrocchiani e la distinta finale delle spese. Tra le sacre effigi impresse sulle nuove squille, oltre al Crocifisso, alla Madonna col Bambino, ai tutelari S. Silvestro e S. Eurosia, fu inserito anche S. Martino vescovo, come omaggio tributato da don Borettini al proprio santo protettore.

Campanile e campane ritornarono al centro dell’attenzione generale tra il 1907 e il 1920. Dapprima fu steso l’ennesimo progetto di restauro della torre, a cura dell’ingegnere correggese Plinio Cottofava, quindi la rottura della campana maggiore nel 1916 accelerò la deliberazione di un totale rifacimento dell’intero concerto parrocchiale, consegnato poi nel 1920 dalla storica fonderia Francesco De Poli di Vittorio Veneto. Ben presto tuttavia, la sorte della campana maggiore tornò a riaccendere le ansie dei parrocchiani perché, dopo solo tre anni di servizio, questa si ruppe nuovamente nel 1923, dando luogo a una sua ulteriore e urgente rifusione, sempre a cura di De Poli.

Intanto si avvicinavano i tempi bui del secondo conflitto mondiale,

"calamitosi non solo per il consorzio umano, ma anche per le campane. Infatti nel 1942 iniziò la più grande requisizione campanaria mai tentata nella Penisola, imposta da ‘necessità di guerra’, tese a trasformare i sacri bronzi, messaggeri di fratellanza e di pace, in armi propagatrici di odio e di morte".

La confisca toccò nel 1943 anche il concerto di Mandriolo da cui furono asportati i tre pezzi minori, mentre il maggiore rimase in sede a segnare le ore funeste della guerra.

A conflitto concluso, lo Stato Italiano – obbligatosi a sue spese di far rifondere e ricollocare sui campanili della nazione le campane requisite, rotte o rubate a causa di eventi bellici – restituì a Mandriolo la stessa quantità di bronzo precedentemente asportata perché ne fossero colate tre campane presso una fonderia indicata dalla parrocchia. Il parroco don Vincenzo Pifferi invece di assegnare la commessa fusoria a De Poli, nel 1950 la affidò a Paolo Capanni, diretto discendente dell’omonimo fonditore interpellato nel lontano 1857. Frattanto in parrocchia si andavano organizzando degni festeggiamenti per la consegna e la benedizione dei tre nuovi bronzi che avvenne il pomeriggio del 30 ottobre 1951, alla presenza del vescovo Beniamino Socche. Uno di questi manufatti reca impressi i nomi dei soldati mandriolesi caduti nella I e nella II guerra mondiale: si tratta di un singolare monumento alla memoria fatto non di pietre, ma di suoni, unico in tutta la provincia di Reggio Emilia. Nel 1981 – anno millenario dalla prima notizia attinente alla chiesa – le campane sono diventate improvvisamente silenziose perché rimpiazzate da un automatismo della ditta Melloncelli di Sermide Mantovano. Dunque anche a Mandriolo il cosiddetto ‘progresso tecnologico’ ha purtroppo tacitato antichi suoni e antiche consuetudini che erano il prodotto di una tradizione plurisecolare.

Per concludere la storia campanaria della parrocchia, è necessario accennare ad alcuni bronzi, dispersi o ancora in loco, presso edifici culturali minori. Nell’elenco dei manufatti di memoria vanno citate le campane degli oratori Canossi, Giberti e una piccola squilla collocata fino al 1950 sul tetto della vecchia casa canonica. Nel numero delle presenze in corso, oltre all’odierno corredo della parrocchia, occorre inserire alcune unità fusorie collocate presso la cappella dell’Ospedale Civile e presso i casini Saccozzi–Recordati, Tapparelli, Zuccardi Merli. I connotati tecnici dell’attuale patrimonio fusorio locale sono riportati nelle allegate schede descrittive.



 

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