Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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Organo Traeri, dopo il restauro, Mandriolo Organo Traeri, dopo il restauro, Mandriolo

"... un organo buono di 7 registri ..."

Si deve all’iniziativa di don Andrea Marzi, rettore di Mandriolo dal 1784 al 1801, se la parrocchia ha potuto dotarsi dell’organo, il solo che finora abbia risuonato tra le volte della chiesa. Il sacerdote lo acquistò – pagando di tasca propria – intorno al 1791, anno in cui fu costruita la cantoria nella controfacciata dell’edificio. Don Marzi, forse a corto di denaro, aveva esplorato il mercato dell’usato e la sua ricerca non fu vana perché approdò assai felicemente a un manufatto di Domenico Traeri, il più importante esponente di un’illustre stirpe di organari attivi nei secoli XVII e XVIII.

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Lo strumento quando venne allogato nella parrocchiale era già vecchio di una settantina d’anni, essendo stato costruito nel 1719, e proveniva da un luogo di culto oggi non identificato, probabilmente da una delle tante chiese reggiane soppresse dal giurisdizionalismo estense. Descritto come "un organo buono di 7 registri", nonostante modeste proporzioni volumetriche si è attagliato perfettamente alle consuetudini liturgico-musicali della comunità di Mandriolo e alla morfologia acustica della chiesa. Inoltre ha dimostrato una notevole resistenza all’usura del tempo, tanto che a partire dal 1791 ha richiesto sporadici interventi di restauro: pregio rarissimo che conferma l’alta perizia costruttiva traeriana.

La prima manutenzione organaria di cui si abbia memoria risale al 1856: se ne incaricarono i fratelli reggiani Filippo e Giuseppe Riatti, rinnovando i mantici e l’accordatura dello strumento. I due Riatti, benché operassero con successo sia nel settore organario sia in quello fusorio, di certo non eguagliarono il prestigio di Domenico Traeri. Ciò nonostante erano a lui uniti da un consistente legame di continuità operativa che loro derivava dall’aver rilevato tutti gli attrezzi della bottega Traeri, come rivela lo storiografo reggiano Prospero Fantuzzi:

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"Domenico Traeri era scapolo. Aveva fissato il suo domicilio in Modena dove lavorava. Non avendo successione lasciò suo erede di non mediocre patrimonio, con tre fondi stabili e casa in Modena dirimpetto ai Cappuccini, un suo capo lavorante Agostino Scarabelli di Castelfranco di là da Modena, col patto che assumesse il cognome di Traeri. Agostino Traeri seguitò con qualche merito finché visse la fabbricazione degli organi. Lasciò morendo tre figli ben educati e provveduti. L’uno perito agrimensore che morì presto. Un altro che si fece Domenicano. Il terzo sacerdote, unico erede del padre. Questi nel presente secolo vendè tutti gli utensili dell’officina Traeri ai reggiani fratelli Filippo e Giuseppe Riatti, bravi fabbricatori di organi pur essi e di campane, viventi entrambi in quest’anno 1860".

Dopo l’intervento dei Riatti, bisogna attendere circa un secolo per avere notizie di una seconda manutenzione. Nel 1947 infatti un altro organaro reggiano, Emilio Catellani, effettuò alcuni lavori conformati ai gusti estetici del tempo: egli rimpiazzò, tra l’altro, l’antica tastiera scavezza con una cromatica di sua fattura e inserì un registro di Viola, forse in sostituzione di un Flauto in XII. Il 20 gennaio 1972 l’organo fu ispezionato da don Guerrino Orlandini, incaricato diocesano per la tutela del patrimonio organario delle chiese reggiane, e dall’organaro cremonese Arturo Pedrini che annotarono:

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"Mandriolo di Correggio. Traeri 1719. Ricostruito da Catellani, in data 2 agosto 1947. Nella ricostruzione, è stata inserita la Viola, forse in sostituzione del Cornetto. Mantici originali. Nonostante la ricostruzione, è in buon stato. Occorrerebbe un triplice intervento: mettere il ventilatore; portarlo giù, nella navata; introdurvi qualche variazione, per riportarlo allo stato originale".

Più recentemente hanno effettuato una rapida accordatura i modenesi Paolo Tollari e Marco Fratti, ai quali infine si è aggiunto il reggiano Pierpaolo Bigi che nel 2000 ha proceduto a un ottimo restauro integrale. I criteri operativi che hanno guidato il suo intervento sono esposti nella relazione di restauro allegata alla presente pubblicazione.

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Durante due secoli, alla tastiera del Traeri si sono alternati numerosi musicisti, alcuni famosi, altri modesti, tutti reclutati nel circondario correggese. Nell’Ottocento sia gli organisti titolari sia quelli occasionali venivano retribuiti dalla fabbriceria parrocchiale con costanti erogazioni stipendiali, generalmente di copertura semestrale. Queste spese attestano un uso pressoché continuativo dell’organo e, di conseguenza, spiegano una delle ragioni della sua durevole efficienza. Tra le presenze eccellenti spicca il nome di don Celeste Gianotti, organista nel periodo 1864/69, poi priore di Mandriolo dal 1871 al 1900, e quello di Arnaldo Bambini. Nel Novecento la parrocchia ha beneficiato dell’opera di alcuni Martinelli, residenti in loco e attivi come falegnami, fabbri, campanari-sagrestani o musicisti dilettanti; in particolare è ancora viva la memoria dei fratelli Turibio e Viscardo, l’uno cantore e l’altro organista, nonché titolare di una ditta di legnami in Correggio. Quest’ultimo forse era poco incline all’arte musicale perché se è vero che nel suo necrologio – genere letterario talvolta mendace – viene ricordato come "diligens organista", pur tuttavia egli non godeva di altrettante reputazione presso il parroco, che ebbe a dire di lui: "suona come può".



 

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