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Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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Home Teatro Gruppo Teatrale Mandriolo (GTM) 2004. Dentro il sogno di una notte di mezza estate

2004. Dentro il sogno di una notte di mezza estate

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Dentro il sogno di una notte di mezza estate

Gruppo Teatrale Mandriolo, in collaborazione con il Laboratorio di ricerca espressiva Altaria, 2004.


Dentro il sogno di una notte di mezza estate. Gruppo Teatrale Mandriolo (2004) Dentro il sogno di una notte di mezza estate. Gruppo Teatrale Mandriolo (2004)
Dentro il sogno di una notte di mezza estate. Gruppo Teatrale Mandriolo (2004) Dentro il sogno di una notte di mezza estate. Gruppo Teatrale Mandriolo (2004)
Dentro il sogno di una notte di mezza estate. Gruppo Teatrale Mandriolo (2004) Dentro il sogno di una notte di mezza estate. Gruppo Teatrale Mandriolo (2004)
Dentro il sogno di una notte di mezza estate. Gruppo Teatrale Mandriolo (2004) Dentro il sogno di una notte di mezza estate. Gruppo Teatrale Mandriolo (2004)

La vicenda

In obbedienza alla legge ateniese, secondo la quale il figlio ribelle alla volontà paterna deve essere messo a morte o bandito, Egeo sottopone al giudizio del duca Teseo la figlia Ermia, che rifiuta di sposare Demetrio, al quale il padre l’ha promessa, perché ama Lisandro e vuole sposarlo. Teseo, preso dai preparativi per le imminenti nozze con Ippolita, regina delle Amazzoni, rimanda la sentenza.

Decisi a sposarsi in segreto, Ermia e Lisandro fuggono nella foresta, dopo aver comunicato il loro progetto a Elena, abbandonata da Demetrio, ma ancora di lui innamorata. Per tentare di ingraziarselo infatti, la ragazza lo avverte subito della fuga. Demetrio si precipita a cercare Ermia, ma viene seguito da Elena. Così, i quattro giovani si ritrovano tutti nella foresta, arcano regno delle fate, dove il re Oberon e la regina Titania sono in aspra contesa per via di un paggio che Titania rifiuta di cedere al marito.

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Oberon manda il folletto Puck in cerca di un certo magico fiore il cui succo, instillato negli occhi di chi dorme, scatena in lui o in lei una sconvolgente passione amorosa per il primo essere vivente che gli/le compaia davanti al risveglio. Oberon intende prendersi gioco della moglie ma, intrigato dalla vicenda dei quattro giovani, ordina a Puck di compiere pure su Demetrio l’incantesimo, affinché, vedendo Elena, subito se ne innamori.

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Svegliatasi, Titania, cade preda di folle amore per Rocchetto, rozzo attore dilettante che nella foresta sta provando con i compagni una recita per le nozze di Teseo e Ippolita e che, in seguito al sortilegio operato da Puck, si ritrova con una testa d’asino al posto della propria. Il folletto Puck, che vede i due ragazzi addormentati, non riesce a distinguerli e così il succo magico cade prima sugli occhi di Lisandro e poi su quelli di Demetrio. Di conseguenza, entrambi si innamorano perdutamente di Elena e vorrebbero battersi a duello per lei se Puck non riuscisse, con nuovi artifici, a confondere ancora le cose, lasciando a Oberon il compito di trovare l’antidoto, grazie al quale i giovani possono tornare agli antichi intrecci amorosi, mentre Titania viene finalmente liberata dall’incantesimo da Oberon.

Dentro il sogno di una notte di mezza estate. Gruppo Teatrale Mandriolo (2004) Dentro il sogno di una notte di mezza estate. Gruppo Teatrale Mandriolo (2004)

Egeo e Teseo, giunti nella foresta, perdonano i fuggiaschi e si possono così celebrare le nozze fra Teseo e Ippolita, Lisandro ed Ermia, Demetrio ed Elena, mentre per festeggiare l’occasione Rocchetto e compagni mettono in scena una esilarante quanto scalcinata recita che narra l’amore di Piramo e Tisbe.

(Le scenette della "fatina in ritardo" e i capricci del "paggio indiano" sono sviluppi da noi elaborati, così come il "finale a sorpresa", voluto per sottolineare il nostro punto di vista e i significati che ci è parso di poter estrarre da un’opera così densa).

Dentro il sogno

Il Sogno di una notte di mezza estate è fra le più note commedie di Shakespeare, anche per chi non l’ha mai vista in scena, ed è sicuramente fra le più rappresentate, contenendo elementi di suggestione visiva e divertimento di sicuro effetto per ogni tipo di pubblico. La critica ha da sempre messo in risalto la coesistenza del linguaggio "colorito"dei guitti–artigiani e di quello manierato della corte e degli stessi innamorati, entrambi necessari ad esprimere la propria realtà, anche se il secondo appare oggi francamente ridondante.

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Appassionante è il plot: la fuga nel bosco degli innamorati, oggetto di pressioni che li sacrificano in nome delle regole sociali; la comparsa di Oberon e Titania, sovrani della notte, i cui disarmonici rapporti scatenano nel re del bosco potenti forze di sovversione che tutto investono e trasformano, rivelando passioni e nascosti desideri.

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Compressa all’inizio della commedia e ripresentata solo al quinto atto, la storia di Teseo e Ippolita e del loro matrimonio imminente è spesso sacrificata in sede di allestimento o risolta sotto un profilo formale; in realtà, possiede un denso sottotesto, rivelato da un dialogo ricco di segrete tensioni che la salda al resto della commedia, magnificandone ed estendendone i significati. Proprio questa parte è tutta intessuta dello scontro reale/irreale, visibile/invisibile, libertà/convenienza, realtà/sogno; si cementa, in questa parte, la prevaricazione sul sogno (verità nascosta, sorta di "fanciullino", libertà, anzi liberazione, istintualità, licenza) del reale (regole, compostezza, dovere, costri(castra)zione, ragione).

Dunque il senso del termine "sogno" va ben oltre quello ordinario di "inquilino del sonno": esso è impulso represso, pronto ad ergersi prepotente, una volta allentati nel buio della notte (all’ora del lupo!) il clamore del giorno e la lucidità della coscienza e una volta attutiti lo spirito di conservazione e il richiamo alle regole generali o al pudore personale... "La vita è sogno", dice a proposito Calderon de la Barca e lo stesso Shakespeare dirà altrove "Siamo della stessa stoffa di cui sono fatti i sogni..." e anche "Ci sono più cose in cielo e in terra..." o ancora "La vita non è che un’ombra che cammina"...

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Nel Sogno di una notte di mezza estate, quasi a contrasto con il sereno momento primaverile, fanno capolino la sfrenatezza, la carnalità, il sentimento che si ammanta di passione, l’eccesso e la casualità di una divinità imperfetta e impotente, svolgendovi un ruolo primario. Percorso l’arco della rappresentazione, i contrasti sono chiosati dalla vicenda delle nozze regali ed è con un brivido che colleghiamo nella nostra mente di spettatori l’inevitabile lieto fine con matrimonio regale atto a procreare nobile discendenza (ma d’amore non si parla!) con le prime vicende degli sposi reali: la violenza di lui su di lei e l’addio di Ippolita alla sua libera vita di amazzone cacciatrice.

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Corre sotterraneo alla corte di Atene un livido sogno: vi si agitano insonni gli ectoplasmi del non–detto al di là della ritrovata chiassosità degli innamorati "riaccomodati2, della povera ma fervida esibizione dei guitti–artigiani, venuti anch’essi – dopo aver conosciuto il brivido rovente del sogno notturno – ad onorare "il rito che dà prosperità". E neppure il gioco della "commedia nella commedia" è estraneo al significato generale: per quanto povero, il teatro assicura, nell’istante in cui si fa, la vittoria sul reale di ciò che è immaginario (cioè sogno...).

Se il testo di Shakespeare è così ricco di verità diversiva/eversiva, il linguaggio oggi sembra in parte penalizzarlo: sovrabbondanza di citazioni mitologiche ed eccesso d’astrazione che vanno arginati, circoscrivendoli. Se poi consideriamo che il linguaggio "astratto" appartiene propriamente all’epoca in cui l’opera fu concepita, linguaggio allora adatto a suggerire lasciando a ciascuno la libertà di intravedere, che cosa vieta, oggi, di intervenire su di esso togliendone il "troppo" e sottolineando, in ciò che rimane, le espressioni utili a chiarire i contenuti, facendo ricorso, per un residuo di rispetto all’autore, alla "grazia" di una rima ricercata e astratta?

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La componente coreutica dello spettacolo si esplica in un continuo intersecarsi con il recitato e con l’aspetto scenografico e prende vita da un laboratorio espressivo che, inseguendo una continua ricerca di movimento, traspone i significati "celati" nel testo e nelle immagini in movimenti danzati. Viene così a crearsi una danza contemporanea che ha come obiettivo non tanto l’estetica del movimento codificato, quanto il contenuto testuale su cui si è lavorato. Nulla è predefinito: tutto è in divenire, in un processo creativo che vede le danzatrici protagoniste di una ricerca. Danza quindi sì, ma di supporto a ciò che è il testo, fonte primaria d’ispirazione, sottende.

La scenografia e i costumi traggono ispirazione dalla grande pittura moderna. L’astrattismo geometrico alla Van Doesburg sottolinea il carattere rigido, severo e freddo della corte. Il "taglio" di Lucio Fontana, se da un lato allude al bisogno di uscire dalla realtà delle cose apparenti per entrare in quell’"oltre" ignoto e insieme seducente, diventa nel contempo metafora di lacerazioni e violenze suggerite e mai esplicitamente dichiarate. Il surrealismo giocoso di Mirò accompagna l’arrivo dei guitti–artigiani, mentre quello magico e inquietante di Max Ernst ci immerge in atmosfere ambigue intrise di incubi e sogni notturni, dove il bosco diviene sublime incarnazione di sgomento e incantesimo...



 

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