Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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Home Liturgia Prediche del Don 13.9.2009. Cinquantesimo parrocato don Giancarlo

13.9.2009. Cinquantesimo parrocato don Giancarlo

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13.9.2009. Cinquantesimo parrocato don Giancarlo
Preghiere dei fedeli
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Domenica 13 settembre 2009

XXIV tempo ordinario (B) – IV
S. Giovanni Crisostomo
Letture:
Is 50,5–9a
Salmo 115:
«Camminerò alla presenza del Signore
nella terra dei viventi.»
Gc 2,14–18
Mc 8,27–35

Chiesa di Mandriolo. Messa parrocchiale, ore 10.30.
Ricorre proprio oggi il 50mo anniversario dell’avvento di don Giancarlo come parroco di Mandriolo.

« Quello che farò io oggi non è un’omelia, cioè una spiegazione delle scritture, sia pure nel tempo e nel luogo dove viene fatta. Vi dirò alcune idee che mi frullano per la testa da alcuni anni.
Cioè, se vogliamo ridurre all’essenziale: penso che questo arco di tempo – cinquant’anni, dal 1959 al 2009 – sia un tempo critico, ma critico... di una criticità epocale, non semplicemente generazionale. Perché ogni generazione porta sempre qualcosa di nuovo, qualcosa che cambia (nella liturgia, nel modo di rapportarsi, le varie persone, i componenti della Chiesa...) e quindi questo mutamento, questa crisi c’è sempre, però è una crisi che, praticamente, dopo alcuni secoli possiamo dire: la Chiesa è sempre la stessa, uguale.

13 settembre 1959 13 settembre 1959

Invece ho l’impressione che oggi siamo a un capovolgimento della civiltà. Qualcosa che... distrugge la civiltà vecchia – cristiana, fondamentalmente – e ne crea una nuova.

Vi faccio presente alcuni eventi di questi cinquant’anni che sono per dimostrare la verità di quanto vi sto dicendo. Ognuno poi è libero di pensare come vuole.

Primo evento: il concilio ecumenico Vaticano II. E, dietro al concilio ecumenico, i vari sinodi diocesani che poi sono stati fatti per vedere come applicare in loco la parola, le idee del concilio ecumenico. Certo, una cosa possiamo dire: mentre prima c’era il concetto di Chiesa gerarchica, il concilio ecumenico Vaticano II ha predicato la Chiesa come comunità di uomini.

Secondo evento: il Millenovecentosessantotto, e quello che è seguito a questo anno, di rivolta, di rivoluzione, cioè il terrorismo. È nato allora il terrorismo. Pensate che degli omicidi, dei fatti e brutti e immorali ne sono sempre successi, ma il terrorismo come “mezzo democratico” (essi dicono), mezzo democratico per fare arrivare al potere le classi povere e nulla abbienti è questo: il terrorismo. Produce immediatamente dei morti, però l’intenzione è quella di fare arrivare alla democrazia.

Terzo evento: il divorzio. Il divorzio che non è tanto da condannare – direi io – per la divisione di due sposi: se non riescono più a stare insieme, forse è meglio che si dividano, ma la separazione c’era anche prima, però. È il fatto di predicare che non c’è nessun amore al mondo che si possa dire permanente. Questo è un fatto brutto, perché è non credere a un amore che continua.

Quarto evento: l’aborto. L’aborto è la cosa più brutta di tutti questi eventi, perché l’aborto ha dato il permesso da parte dello Stato alle donne (alle donne: alle mamme dei bimbi!) di uccidere il bimbo che portano nel grembo; e il grembo che era stato inventato da Dio, dalla natura, come il luogo adatto per fare nascere e crescere una vita umana, diventa il luogo dove si può uccidere il proprio bimbo. Ma chi ha dato allo Stato questo potere di uccidere? Ma la nascita di un uomo viene prima che lo Stato! E il concepimento viene prima che lo Stato! Lo Stato non ha questo diritto. Chi glielo ha dato? E poi, il brutto di predicare la violenza come mezzo per risolvere il problema; e la violenza verso gli innocenti, verso i più piccoli, i più indifesi è uno di quei fatti che caratterizzeranno la nostra storia nel tempo – io vorrei esserci fra duecento anni – come forse la più barbara di tutte le epoche da quando l’uomo esiste sulla terra!

Quinto. In questi anni c’è stato anche il boom del volontariato. Il volontariato quasi non esisteva prima. Un po’ c’era ma erano soprattutto le congregazioni religiose, quindi quelli che facevano i voti a Dio, che si dedicavano a certi compiti sociali: l’educazione dei bimbi nella scuola materna, quella dei malati in ospedale, eccetera. Cioè, cercavano loro – consacrati a Dio per questo – di risolvere i problemi. Oggi abbiamo decine di migliaia di associazioni volontarie, che prendono tutti, prendono anche, appunto, i laici. Cioè, ci sono dei laici che, a tempo perso, cioè nel tempo libero dal loro lavoro professionale, fanno del volontariato. Questo è un fatto bellissimo, perché mette in pratica proprio il Vangelo di Cristo.

Sesto: la droga. La droga c’era anche prima, però direi che, in genere, erano i nobili, i ricchi che sniffavano un po’, così, per dare a se stessi l’impressione di... di pace, di serenità... per togliersi dai pensieri gravi che erano nella loro mente. Adesso, invece, è diventata una cosa di tutti, o almeno di una buona maggioranza. Personalmente penso che se si continua così, tra una generazione o due scomparirà l’uomo, l’uomo come era fino adesso, dalla faccia della terra. Perché quelli che continueranno ad esistere non sono uomini: sono larve, sono dei mentecatti, non sono più uomini.

Settimo: la globalizzazione. La globalizzazione, data la caduta del comunismo e del capitalismo (l’abbiam visto in questi giorni, no?), sarebbe proprio uno strumento, un metodo abbastanza adeguato per mettere in pratica, finalmente, la dottrina sociale della Chiesa che risolverebbe tanti problemi. Certo, li risolverebbe in un lasso di tempo più lungo di quello che non han cercato di fare i grandi governanti, i grandi banchieri di questo mondo. Ma è proprio questo, allora, che mi induce a pensare che... gattopardescamente, chi ha pensato la globalizzazione – perché chi ha pensato la globalizzazione sono i detentori della ricchezza mondiale, eh? – ha voluto che tutto si cambiasse perché tutto rimanesse come prima. Non c’è l’intenzione di cambiare veramente, in tanti che predicano la globalizzazione (che comunque è abbastanza ambigua questa cosa: globalizzazione. Guarderemo se riesce a produrre dei frutti buoni).

Un altro evento, lo dico anche se sembra fuori posto, è... il sostentamento del clero. Il clero per esercitare la propria missione ha bisogno anche di vivere. Anche i preti han bisogno di mangiare, di una casa dove stare, di coprirsi, eccetera. Normalmente si provvedeva al sostentamento del clero attraverso i cosiddetti benefici parrocchiali. Per questo qui da noi, in Italia, i primi benefici li troviamo nel IV secolo, quindi andiamo indietro bene, e ormai era una cosa quasi comune: tutte le parrocchie o quasi avevano il loro beneficio parrocchiale.
La Cei, la Conferenza episcopale italiana, ha pensato di compiere un atto... di comunismo bianco, anche tardivo, secondo me: ha sequestrato tutti i benefici parrocchiali dell’Italia e ha promesso che darà lei uno stipendio, più o meno uguale – c’è qualche differenza secondo l’età, secondo la grandezza del compito che un sacerdote ha... – e pensa lei a dare questo stipendio che, se non serve per il sostentamento del clero, serve almeno per lo “stentamento” del clero.

Questo... – io vorrei che condivideste con me – questo fa sì che il sacerdote dipenda ancora di più dai vescovi e meno dalla propria parrocchia, mentre il beneficio parrocchiale assicurava uno che era di quella parrocchia. Io non so come abbiano fatto i vescovi a passare oltre i rogiti, i tanti (decine di migliaia) di rogiti che erano stati fatti. Il vescovo una volta mi disse: – “Ma sai... il dono era per la Chiesa cattolica...”. “No, lei vada a leggere i rogiti: il dono è per la Chiesa parrocchiale di Mandriolo, per la Chiesa parrocchiale di Mandrio, eccetera...”; non è dato alla Chiesa cattolica.
Hanno sequestrato tutto. Può essere successo anche lì quello che succede alle volte per tanti altri comandamenti di Dio. Cioè, se uno uccide un altro è un omicida, l’omicida viene ricercato e poi viene condannato. Ma se uno dichiara guerra, un governante dichiara guerra, forse riesce, dopo aver fatto milioni di morti, a scappare senza nessuna condanna.

Si può dire ancora... – e poi ho finito, eh? – il calo delle vocazioni sacerdotali. Anche qui un calo, una crescita è nell’ordine... naturale delle cose. Pensate che a Correggio, a metà del Milleottocento, c’erano quarantacinque sacerdoti (a Correggio–centro, San Quirino); ma già prima della prima guerra mondiale erano una quindicina i sacerdoti. Perché? Perché nel Milleottocento e anche prima i sacerdoti erano soprattutto degli insegnanti che non dei sacerdoti. Non esisteva ancora la scuola di Stato; con la unificazione dell’Italia lo Stato ha cercato di provvedere con le scuole statali, allora è venuto meno il compito di essere degli insegnanti e sono calate anche le vocazioni. Però io dico che quindici sacerdoti a San Quirino dovrebbero essere sufficienti per riuscire a guidare e la liturgia e le attività pastorali della parrocchia o anche del vicariato.

Il calo attuale è un problema, è un problema. Voi pensate che anche solo coi cambiamenti avvenuti adesso, in questi giorni, nella nostra diocesi, uno è parroco di Canolo, Fosdondo e Budrio. Cioè, son scomparse già da tempo in montagna le parrocchie che hanno un prete residente lì. Oggi anche qui. E allora, pian piano si va creando nella mentalità dei fedeli... – ed è un brutto lavoro questo, eh? – l’idea che le parrocchie le devono guidare avanti loro. Io vedo che avviene anche un po’ qui a Mandriolo, data la grande salute che abbiamo io e il Din...

Infatti mettono in pratica quello che il Concilio Vaticano II aveva detto. Cioè, mentre il Concilio Vaticano I, nel milleottocentosettanta, riguardava soprattutto il papa e i parroci, era stata inventata la inamovibilità dei parroci, per cui un parroco doveva farla proprio grossa molto perché il vescovo lo cambiasse. Dopo il Concilio Vaticano I, erano inamovibili e quindi non si potevano togliere. Ora, invece, sono amovibili. Non sono amovibili i parroci come me che fan cinquant’anni di sacerdozio, nel senso che capiscono che non possono mica andare a cambiare uno che per ottant’anni è vissuto lì, è malato, è vecchio ormai... dove lo metti? ... Ma gli altri hanno un massimo di nove anni di sacerdozio esercitato come pastori di una parrocchia. Dopo nove anni il vescovo può cambiarli, e di fatto tante volte li cambia.
Questo, come dico, dobbiamo ricordare è come un metodo per far sì che il parroco si senta sempre meno dei propri parrocchiani e sempre di più al servizio del vescovo.

Ora questi eventi che io ho nominato fanno sì che... è cambiata la figura del prete–parroco, a confronto con quella che era prima.

Ci sono anche altri eventi, sapete, in questi cinquant’anni, che sono forse più importanti di questi. Questi hanno influito, nel bene o nel male, a cambiare la Chiesa, a cambiare la storia. Ma, ad esempio, ricordiamo tutti, credo, il millenario della nostra Chiesa; il terremoto del ’novantasei, le Missioni dell’ottantotto; le varie visite pastorali... Cioè, personalmente ci sono capitate delle cose che forse sono ancora più importanti di queste che ho detto prima, però sono eventi che possono ripetersi; questi invece che ho nominato io sono tipici di questo tempo, di questi cinquant’anni. Sicché io, nei cinquant’anni affondo da una parte nella Chiesa vecchia, con la mentalità di una volta, e in parte nella Chiesa nuova che... tribolo a comprendere bene.

Potete pensare che io abbia fatto questo discorso per dire: guardate che se adesso Mandriolo va peggio di prima non è mica colpa mia, la responsabilità è della mentalità che è cambiata. Sotto sotto può darsi che ci fosse anche questa intenzione, ma non era la prima che io volevo, no. Perché voi sapete che ho sempre insegnato che la responsabilità è qualcosa di personale, non della comunità o di un gruppo. È della comunità o di un gruppo se quel gruppo si riunisce per fare del male, quindi, ad esempio, la mafia, ecco, allora si riunisce apposta per questo, quindi lì la responsabilità è del gruppo, della comunità. Ma se no, la responsabilità è personale, e la prima persona, quindi, che è responsabile di un eventuale deterioramento della vita cristiana in parrocchia, certamente sono io.

Allora concludiamo pregando Maria Santissima al cui cuore immacolato cinquant’anni fa, a Catania, il tredici settembre (quindi anche Lei fa il cinquantesimo), è stata consacrata l’Italia. Allora diciamo alla Madonna di dire allo Spirito Santo di effondersi abbondantemente su di noi di Mandriolo, perché ci dia luce per capire quello che dobbiamo fare, quello che è essenziale e che deve rimanere nella Chiesa e quello che non è essenziale e accettare che cambi; perché ci dia la forza di attuare quello che abbiamo capito; perché ci dia la carità di fare le cose insieme e per amore. Così sia.

Sia lodato Gesù Cristo. »



 

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