Mandriolo nella rete

Unità pastorale di Mandrio, Mandriolo e San Martino (Vicariato III - Correggio, RE)

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Home Storia Mandriolo, 1000 anni La chiesa attuale

La chiesa attuale

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Si arriva cosi agli albori del secoli XVI in cui si comincia ad avere maggiori notizie delle vicende delle ville correggesi. Mandriolo come si è detto segue strettamente le fortune della Signoria dei Da Correggio e per la sua vicinanza alla città non è motivo di citazioni particolari in atti di divisioni e cessioni di territori, come avviene invece per le località o frazioni più distanti. Si ha una più esatta e conseguente conoscenza dei sacerdoti che hanno retto la parrocchia mentre fino al 1500 le notizie erano più frammentarie e i nomi più incerti.

Si sa che la Chiesa a quell’epoca era ad una sola navata, non eccessivamente grande, in condizioni non sempre buone e con due altari oltre al Maggiore. Vi è notizia precisa di lasciti e benefici di cui religiosi e laici l’hanno dotata a cominciare dall’anno della peste (1630) e di cui si dirà in uno dei prossimi capitoli.

Ricevuta relativa al pagamento delle tele conservate in due altari laterali e dedicate rispettivamente a S. Silvestro ed ai Santi Luigi, Vincenzo e Giuseppe: «Addì 19 luglio 1761. Io infrascritto confesso di aver ricevuto diciassette zecchini e mezzo di Roma, e questi per il saldo di due quadri fatti al M.to Rev.do Don Natale Marzi degnissimo Rettore della Chiesa di Mandriolo, i quali servire debbono per due altari di suddetta Chiesa. Io Giuseppe Pedretti Pittore Aff.mo». Ricevuta relativa al pagamento delle tele conservate in due altari laterali e dedicate rispettivamente a S. Silvestro ed ai Santi Luigi, Vincenzo e Giuseppe: «Addì 19 luglio 1761. Io infrascritto confesso di aver ricevuto diciassette zecchini e mezzo di Roma, e questi per il saldo di due quadri fatti al M.to Rev.do Don Natale Marzi degnissimo Rettore della Chiesa di Mandriolo, i quali servire debbono per due altari di suddetta Chiesa. Io Giuseppe Pedretti Pittore Aff.mo».

E’ alla metà del 1700 che il parroco dell’epoca Don Natale Marzi, essendo Vescovo di Reggio il Principe Monsignor Giovanni Maria Castelvetri, ritiene improcrastinabile il rifacimento quasi completo della Chiesa Parrocchiale. Ed egli coraggiosamente, possiamo certo dire, vi dà inizio a proprie spese il giorno 29 aprile 1754 per “preservarla dalla rovina che la minacciava”. Il pensiero e il progetto dovevano però essere in lui maturati da qualche tempo, perché la “nota delle spese fatte” da lui tenuta, con direbbesi religiosa scrupolosità, inizia con l’acquisto di materiale vario fin dai luglio 1753.

Egli si rifornisce di sabbione a S. Martino, di “barozzi” di calcina a lire 45 l’uno a Scandiano da certo Colombarini che gli fornisce anche i barozzi di gesso a lire 25 l’uno; nel corso della fabbrica, che dura per tutta la stagione buona degli anni 1754-55-56, egli acquista legname a Guastalla e a Viadana, fern a S. Bernardino e a Reggio, pietre a decine di migliaia per la costruzione del muro perimetrale, legname, lambreccie e tegole per il tetto, che paga secondo l’uso del tempo un tanto a pertica. La costruzione avviene, come direbbesi oggi, “in economia” in quanto i materiali sono tutti da lui acquistati e la mano d’opera viene pagata a giornata. Sappiamo che il “Capo della fabbrica” è Messer Giovanni Beltrami da Villa Prato al quale sono corrisposte lire 5 la giornata; lo coadiuvano: Messer Giacomo suo fratello, Messer Carlo Bandieri, e Messer Alessio, ognuno di essi a lire quattro la giornata e cinque garzoni a lire 2,25 la giornata. Dall’agosto 1755

Lettera con cui il pittore Carlo Zatti, dopo ripetute contrattazioni, accetta definitivamente la commissione del quadro ad olio dell’Annunciazione (ora nell’abside) affidatagli dall’allora Priore Don Martino Borettini. Era l’anno 1856. Lettera con cui il pittore Carlo Zatti, dopo ripetute contrattazioni, accetta definitivamente la commissione del quadro ad olio dell’Annunciazione (ora nell’abside) affidatagli dall’allora Priore Don Martino Borettini. Era l’anno 1856.
coopera alla costruzione anche Messer Domenico Adamini a lire quattro e cinquanta la giornata, e, per quanto non sia espressamente detto, è da desumersi da certi accostamenti a lavori in gesso e marmo che questo Adamini sia il maestro che ha fatto la vecchia ancona e l’altar maggiore secondo la scuola carpigiana della lavorazione in scagliola. E’ esemplare la precisione di Don Marzi nell’annotare le spese che vanno dalle lire 600 per i lastroni per il pavimento del presbiterio, e lire 500 per quello della navata, a lire 1,17.6 per due traversine di una finestra. Gli operai vengono pagati con regolarità ogni settimana ed infatti la prima paga è corrisposta il 4 maggio 1754. Egli annota che per la minestra data agli operai ogni giorno la spesa è stata di lire 150, mentre il valore del vino offerto è stato di 385, a lire 11,5 la misura. Si sa che l’intelaiatura in legno del tabernacolo, di cui si dirà in seguito, è costata lire 16,13 corrisposte ad un certo Parmeggiani al quale pure sono pagate lire 45 per la fattura del pulpito, mentre il legno di noce per esso impiegato è costato lire 76.

Insieme, ma distaccata dalla Chiesa e sacrestia, è stata costruita la canonica composta di due salette, una cucina, tre camere da letto, un granaio, una cantina, un pozzo ed un “serraglio”. La nota delle spese quale è agli Archivi reca una somma complessiva di lire reggiane 22.192, di cui lire 17.499 per materiali e arredi principali e lire 4.693 per manodopera. Sono ovviamente da aggiungere altre spese per arredi minori; per quadri, rifiniture che furono eseguite neglianni successivi. Don Marzi segna che i due quadri del Crocifisso e della Madonna per i due Altari ad Essi dedicati furono fatti dal pit-tore Giuseppe Varotti di Bologna per zecchini 70 (uno zecchino pan a lire reggiane 45). Per altri due quadri, quello di S. Silvestro Papa che battezza Costantino e quello di S. Luigi e S. Andrea, eseguiti dal pittore Giuseppe Pedretti esiste una ricevuta del 19 luglio 1761 per zecchini 17,50, che deve ritenersi però la somma a saldo e non la complessiva. Sempre dalla nota delle spese si desume che l’altare della Madonna del Rosario, iniziato il 28 luglio 1756 dal Maestro Adamini di Prato, è costato lire 238 e siccome è noto che gli altari furono eseguiti in pietra, gesso, scagliola e “meschia” (o miscuglio di scagliola e colore), la citazione dell’Adamini fa ritenere che questi fosse lo specialista in materia.

Sono anche ricordati i quindici ovali dipinti su tela con le loro cornici in noce raffiguranti i quindici misteri della B. Vergine eseguiti da Francesco Chiochi di Viadana per lire 330 e che sono andati ad adornare l’altare ad Essa dedicato.

Dello stesso Don Natale Marzi si ha nell’archivio parrocchiale un inventario (18) fatto e sottoscritto di sua mano il 3 novembre 1765 dal quale si ricavano le notizie generali e particolari della nuova Chiesa che come l’antica è rimasta dedicata alla B. Vergine dell’Annunciazione e a S. Silvestro Papa. La descrizione in esso contenuta, integrata solo in piccola parte da altra desunta da un inventario del 1822, fa noto chela Chiesa era ad una sola navata, di lunghezza e larghezza ordinaria e proporzionata, da mattina a sera, con propria volta, cornicione, architrave, pilastrata, capitelli e piedistalli. Vi erano cinque altari tutti ricoperti in scagliola, di cui l’altare maggiore nel presbiterio sollevato di due gradini rispetto al piano della navata, e gli altri quattro ognuno entro la propria cappella due a destra e due a sinistra. Il presbiterio conteneva anche il coro formato da van sedili con al centro una cattedra con inginocchiatoio e leggio. Sopra di esso, sulla parete in fondo, una grande ancona di scagliola e marmo giallo sormontata da un medaglione in gesso conteneva il quadro dell’Annunciazione. Al centro era collocato l’altar maggiore tutto ricoperto in marmo e scagliola con paliotto pure in scagliola secondo l’arte dei famosi maestri carpigiani, Il che sostituiva il phi costoso marmo, pur recando una vivacità di colon e conferendo un dignitosissimo motivo di arredo e di ornamento.

Il tabernacolo era ricoperto di scagliola all’esterno e rivestito internamente di damasco bianco con suo sportello dorato e due piccole chiavi una d’argento ed una di ferro. Vi era una “pisside di ottone indorato con suo conopeo ricamato e una scatola di argentonuovo d’oncie in circa tre e mezzo per conservatorio della Sacra Ostia”. Vi erano ai muri laterali due piccoli luoghi con sportello in legno e serratura per conservarvi gli olii sacri. Scendendo dal presbiterio a destra vi era un confessionale di noce e sopra un pulpito di pioppo ricoperto di noce con suo Crocefisso. A fianco del confessionale una porticina dava accesso alla torre costruita nel 1663 durante il parrocchiato di Don Bernoldi, e conservata qual’era con le sue due campane. Continuando, si trova la prima cappella con altare in scagliola come tutti gli altri e dedicata al Crocefisso, con quadro e quindici ovali dipinti su tela e cornice in noce rappresentanti i 15 misteri della Passione di Gesù. Più oltre la cappella con altare dedicata a S. Silvestro Papa con suo quadro. Dalla parte opposta partendo dal presbiterio vi era la cappella con altare dedicata alla Madonna del Rosario con quadro del 1756; da ultimo la cappella con altare dedicata a S. Luigi Gonzaga, S. Andrea, S. Vincenzo Ferreri e S. Eurosia, con relativo quadro. Infine verso l’uscita una piccola cappella conteneva il Battistero con tazza in marmo e rame sbalzato ed altri arredi. Sul fondo sopra alla porta di ingresso vi era un soppalco con l’organo datato 1719.

Siccome a quei tempi la sepoltura avveniva in chiesa vi erano quattro sarcofagi: uno di marmo, all’angolo della chiesa verso meriggio, con coperchio in marmo ove venivano sepolte le donne; due altri verso settentrione, uno per gli uomini ed uno per i “pargoletti” contenuti in lamierino con “serragli e chiavi”; e nel vaso del presbiterio si trovava “quello dei parroci con lapide e contorno di marmo bianco”. Sempre scendendo dal presbiterio a sinistra era il passaggio per la sacrestia, che era di ampiezza normale, con altare in pietra e gesso ricavato in un muro e dedicato a S. Antonio Abate. Vi erano pure altre due stanzette usate per ripostiglio di arredi e di oggetti vari. Essendo stata conservata la torre, solamente il piano della chiesa è stato completamente rifatto e quello della Chiesa del 1754/56, che è ancora quello esistente oggi, è risultato notevolmente allargato e allungato rispetto all’antecedente.

Questa è la compiaciuta elencazione redatta e l’inventario fatto da Don Natale Marzi al quale è strettamente legata l’opera e la fabbrica della Chiesa. Ovviamente nel corso di quest’oltre due secoli di esistenza parecchi arredi sono stati aggiunti, molti lavori sono stati eseguiti sia per la normale manutenzione che per i rifacimenti dettati dalle particolari esigenze e da nuove regolamentazioni.

Cosi si ha notizia, dagli inventari redatti dai van Parroci fra il 1847 e il 1890, che nel 1859 fu fatta fare la balaustrata di marmo e scagliola per l’altare maggiore, che una nuova statua in stucco della B.V. Immacolata fu eseguita da certo Bedotti Lario nel 1864, che un nuovo confessionale di abete e noce fu confezionato nel 1865, e che una piccola cappella di fronte al Battistero fu costruita nel 1869. L’intonaco della Chiesa e della casa canonica fu phi volte rifatto dal 1822 in poi e cosi fu più volte rinnovato il baldacchino per le processioni. Infine si vuole annotare che l’attuale quadro dell’Annunciazione di Maria Vergine Santissima posto sull’altare maggiore fu commissionato il 18 novembre 1856 da Don Martino Borettini, Parroco originario di Brescello, ad un suo concittadino, il pittore Carlo Zatti, operante in Roma per la somma di lire italiane 500. Il quadro, di misura di m. 2.12.3 di altezza per m. 1.35.5 di larghezza, fu spedito da Roma nel settembre del 1857 e trovasi agli atti dell’archivio parrocchiale il documento di passaggio alla dogana di Modena del 18 settembre 1857 con il pagamento alla stessa di lire 1,25 per diritti doganali.

Essendo stata proibita l’inumazione di cadaveri in chiesa al principio del secolo scorso, a camposanto fu adibito lo spazio a settentrione della chiesa e quello a ponente della chiesa stessa e della canonica. Successivamente nel 1882 il camposanto fu spostato sulla via Gandina a circa 100 metri a occidente della Chiesa. Intorno agli anni 1928/29 il Parroco Don Zanni apportò consistenti lavori di rinforzo alle strutture murarie della chiesa che fu tutta ripitturata con l’inserimento ai quattro angoli superiori della volta di quattro grandi figure degli evangelisti. Negli anni 1950 fu addossata alla Chiesa sul lato sud sopra alla sacrestia e altri locali la nuova canonica, che ha riservato al piano terra un ampio locale a luogo di riunione e a piccolo teatro. Fu rifatto anche il pavimento della navata che reca al centro tre rombi raffiguranti uno un agnello che regge la croce, il secondo le sigle intrecciate di Maria Vergine, e il terzo l’anno di esecuzione 1958.

A seguito dell’indirizzo dato dal Concilio Vaticano II un nuovo altare costituito da un tavolo in legno di pregevole fattura della metà del 1800 con piano in marmo colorato, fu aggiunto al centro del presbiterio. Ad opera del Parroco Don Nasi è stata recentemente restaurata la primitiva canonica (quella staccata dalla chiesa) a cui è stato aggiunto un nuovo fabbricato i cui locali sono da adibirsi ad uso dei sacerdoti e alle più estese necessita organizzative dell’attività. parrocchiale. In quest’anno millenario vengono compiuti lavori di risanamento dalla umidità dei muri perimetrali della chiesa, il rifacimento del suo tetto e l’impianto nuovo di campane. A proposito di queste occorre ricordare che le due campane esistenti al tempo della costruzione della nuova chiesa (1756) furono sostituite da Don Borettini con tre nuove campane del peso rispettivo di q. 28, 15 e 9,5 e che essendosi rotta la campana maggiore nel 1916, Don Zanni fece costruire e sistemare quattro nuove campane, facendo fondere le precedenti, nel 1920, dalla ditta De Poli di Vittorio Veneto. A chiusura di questa parte si ricordano le cinque scritte che sovrastano gli altari e che sono:
  • Domus mea Domus Orationis (La mia casa è casa di preghiera), sull’altar maggiore
  • Adoramus te Christe (Ti adoriamo, o Cristo), sull’altare del Crocefisso
  • Protector noster, aspice nos (O protettore nostro, guardaci), sull’altare di S. Silvetro
  • Tota pulchra es, Maria (Tutta bella sei, o Maria), sull’altare della Madonna
  • Vocate nos in patriam (Chiamateci nella patria celeste), sull’altare di S. Luigi e Santi



 

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